22 Ott 2026, Gio

Carpi, Manifestazione sportiva pakistana. La replica di Hasnain Abbas Bhatti a Tra Secchia e Panaro

Dopo il nostro articolo “Cricket e kabbadi, Carpi si prepara all’evento pakistano. Ma quanto c’è davvero di integrazione?” Hasnain Abbas Bhatti ha replicato sul suo profilo Facebook con una risposta aperta che pubblichiamo volentieri. Nella sua replica c’è anche l’invito di recarci personalmente alla manifestazione sportiva. Invito che noi accettiamo.

La replica di Hasnain Abbas Bhatti

Ho letto con interesse l’articolo dedicato a “Lo sport per unire il mondo”, la manifestazione che si terrà il 29 e 30 agosto a Carpi.

Devo ammettere che non pensavo che organizzare due giornate di cricket, pallavolo e kabaddi potesse sollevare interrogativi così profondi sul futuro dell’integrazione a Carpi. Ma visto che le domande sono state poste, provo volentieri a rispondere.

Partiamo da un dettaglio che forse meritava qualche riga in più: questa sarà la quindicesima edizione della manifestazione.

Quindici edizioni nelle quali centinaia e, negli ultimi anni, migliaia di persone si sono incontrate per praticare sport, stare insieme e trascorrere due giornate di convivialità, senza che mi risultino particolari problemi di ordine pubblico o di convivenza.

È vero, questa manifestazione nasce molti anni fa principalmente come momento interno alla comunità pakistana.

E quindi?Una comunità può anche avere dei propri momenti di aggregazione senza che questo rappresenti automaticamente un fallimento dell’integrazione.Quando una comunità religiosa organizza una propria celebrazione non è obbligata a invitare l’intera città. Quando un’associazione culturale organizza una festa legata alle proprie tradizioni non deve necessariamente trasformarla in un evento universale. E quando degli appassionati si ritrovano per praticare sport che normalmente hanno poche occasioni di praticare o vedere, non stanno costruendo un ghetto.

Stanno semplicemente facendo comunità.

La cosa interessante, semmai, è quello che è successo dopo. Negli anni la manifestazione è cresciuta e quest’anno abbiamo deciso di fare un passo ulteriore: aprirla ancora di più alla città, invitando famiglie, bambini, cittadini, associazioni, istituzioni e anche i media. Perché il cricket non è più uno sport così “esotico” come qualcuno potrebbe pensare. Anche l’Italia ha ormai una propria realtà nazionale importante in questo sport e nelle nostre città vediamo sempre più ragazzi praticarlo.

Forse, allora, invece di domandarci perché dei pakistani giochino a cricket, potremmo approfittarne per capire finalmente come si gioca.

Veniamo poi alla domanda che immagino preoccupi particolarmente il contribuente carpigiano: quanto costa tutto questo al Comune? La risposta rischia di essere deludente: zero.

Il patrocinio del Comune è gratuito.

L’utilizzo dell’impianto viene pagato dall’associazione al soggetto gestore. Le spese della manifestazione sono sostenute dall’associazione attraverso le proprie risorse e le donazioni raccolte.

Quindi possiamo tranquillizzare i cittadini: nessun bilancio comunale verrà messo in crisi da una partita di cricket. Poi ci sono le donne.

L’articolo si domanda se sia prevista una “grande partecipazione anche del sesso femminile”.

Forse sarebbe bastato dare un’occhiata un po’ più approfondita al programma. Sabato mattina è previsto proprio un momento dedicato alle famiglie e ai bambini, con attività di intrattenimento, condivisione e presentazione della manifestazione. Sono invitate le famiglie della comunità pakistana, ma anche quelle italiane e di qualsiasi altra provenienza.

Quanto alle competizioni, alcuni degli sport presenti sono ancora praticati prevalentemente dagli uomini. È un dato di fatto, non un divieto imposto dagli organizzatori. Del resto potremmo fare la stessa domanda a tantissime manifestazioni sportive italiane: quante donne giocano? Quante assistono? Quanto spazio riceve ancora oggi lo sport femminile rispetto a quello maschile? Possiamo e dobbiamo lavorare perché la partecipazione femminile aumenti. Ma una cosa deve essere molto chiara: non esiste alcun divieto per le donne di partecipare alla nostra manifestazione.

Anzi, mi auguro che vengano tante donne, pakistane, italiane e di qualsiasi altra origine.

Arriviamo però alla parte che mi ha fatto riflettere maggiormente. Secondo l’articolo, per una “corretta integrazione” dovrebbero essere gli stranieri a entrare nelle associazioni sportive italiane e non gli italiani a partecipare agli eventi organizzati dalla comunità pakistana.Qui probabilmente abbiamo due idee diverse di integrazione.

Per me integrazione non significa assimilazione.

Non significa che per diventare un buon cittadino italiano una persona debba dimenticare ciò che era prima, cancellare le proprie tradizioni o smettere di praticare gli sport con cui è cresciuta.

Seguendo questo ragionamento, dovremmo forse dire agli italiani che vivono in Inghilterra o in Australia di smettere di organizzare partite di calcio tra italiani perché rischiano di “auto-ghettizzarsi”?

Naturalmente sarebbe assurdo.

Una persona può giocare a cricket con i pakistani il sabato, lavorare con italiani dal lunedì al venerdì, partecipare alla vita della propria città, parlare italiano, frequentare associazioni locali e sentirsi contemporaneamente legata alle proprie origini.

Le identità non funzionano a compartimenti stagni.

Integrarsi significa aggiungere, non cancellare.

Ed è proprio per questo che quest’anno vogliamo fare qualcosa in più: trasformare quello che storicamente era soprattutto un momento della comunità in un’occasione d’incontro con tutta Carpi.

Poi, naturalmente, c’è la questione più grave di tutte: non ho risposto al telefono.

Su questo devo fare pubblicamente mea culpa.

Era agosto, ero in ferie e, una volta rientrato dopo alcune settimane, ho trovato comprensibilmente parecchio lavoro accumulato. Non sono riuscito a rispondere alle telefonate del giornale nell’arco di una giornata. Fortunatamente fare interviste non è ancora diventato il mio mestiere. Quando posso, però, ho sempre risposto ai giornalisti e continuerò a farlo volentieri. Non ho particolare difficoltà a confrontarmi, anche con chi parte da posizioni molto diverse dalle mie.

Anzi, colgo l’occasione per fare qualcosa di più semplice. Invito anche la redazione alla manifestazione del 29 e 30 agosto.

Venite.Guardate con i vostri occhi.Parlate con le persone, con le famiglie, con i ragazzi, con gli italiani che parteciperanno e con i pakistani che vivono qui magari da venti o trent’anni. E poi, alla fine delle due giornate, discutiamo serenamente se abbiamo assistito a un pericoloso fenomeno di “auto-ghettizzazione” oppure semplicemente a persone che hanno giocato a cricket, pallavolo e kabaddi insieme.

Magari scopriremo persino che per conoscere qualcuno è più efficace incontrarlo che preoccuparsi del fatto che giochi a cricket.

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