“C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nelle reazioni che stanno arrivando in queste ore contro la Dirigente del Liceo Fanti, Alda Barbi. Le stesse realtà politiche, sindacali e studentesche che in passato hanno difeso a spada tratta la Dirigente quando le sue posizioni coincidevano con la propria sensibilità politica, oggi sembrano improvvisamente scoprire che l’autonomia della scuola e la libertà educativa hanno dei confini”. A dirlo in un comunicato stampa è Giulio Bonzanini, Consigliere comunale della Lega Carpi, intervenendo sulla polemica nata dopo le dichiarazioni della Dirigente in merito all’abbigliamento degli studenti. La preside ha richiamato il contenuto del Patto educativo di corresponsabilità, che prevede l’utilizzo di un abbigliamento consono all’ambiente educativo, suscitando le critiche di FLC CGIL Modena e Rete Studenti Medi.
“Vorrei ricordare – prosegue Bonzanini – che nel 2021, proprio al Fanti, ero intervenuto criticamente sul murale che raffigurava Donald Trump con sembianze caricaturali, con un’uso strumentale e politico fuori luogo in un contesto scolastico. In quell’occasione la Dirigente Barbi difese il lavoro degli studenti richiamando il principio della libera espressione del loro pensiero. Quella vicenda dimostra che il tema della libertà di espressione e dell’autonomia della scuola non può essere affrontato a corrente alternata, a seconda che il messaggio piaccia oppure no”.
“Oggi – continua il consigliere – assistiamo invece a un curioso ribaltamento: la stessa Dirigente che ieri veniva difesa come baluardo della scuola libera viene oggi contestata perché richiama gli studenti a un principio elementare, cioè che all’interno di un’istituzione educativa esistono regole e responsabilità da rispettare, condivise e sottoscritte da scuola, famiglie e studenti”.
“Nessuno sostiene che il valore di una persona dipenda da come si veste. Ma sostenere questo principio non significa automaticamente che in una scuola non possano esistere indicazioni sul decoro e sulla necessità di presentarsi in modo adeguato al contesto. Sono due concetti completamente diversi e sarebbe opportuno non confonderli”.
Bonzanini punta quindi il dito contro quello che definisce “un evidente doppio standard nel modo in cui una parte del mondo progressista guarda alla scuola”.
“Quando una dirigente scolastica assume posizioni considerate politicamente affini, viene celebrata come esempio di autonomia e libertà. Quando invece richiama gli studenti a un comportamento che non rientra nella narrazione del momento, improvvisamente diventa oggetto di contestazione. È una concezione della libertà piuttosto singolare: valida soltanto quando il messaggio è quello che qualcuno si aspetta”.
“La scuola – conclude Bonzanini – dovrebbe educare al confronto, alla responsabilità, al rispetto reciproco e anche alla consapevolezza che ogni libertà comporta dei doveri. Non dovrebbe diventare il terreno sul quale organizzazioni politiche, sindacali o studentesche cercano impropriamente ogni volta il proprio bersaglio ideologico. Se davvero si crede nell’autonomia della scuola e nella libertà di chi la dirige, allora la si deve difendere anche quando le sue decisioni o le sue parole non coincidono con la propria posizione politica”.


Se negli uffici di qualsiasi azienda o in qualsiasi banca vi si deve vestire in modo adeguato , perché lasciare che nelle scuole , i ragazzi, possono fare quello che vogliono? La decenza vale per qualsiasi posto e confermo che anche nelle strade si dovrebbe avere un po’ di rispetto . Si vedono ragazzine con reggiseni e chiamiamoli pure short ma sembrano mutande da gra che P coprono il minimo indispensabile ! I genitori dovrebbero controllare il comportamento dei figli e farsi rispettare loro stessi !