Grande successo per l’attesissimo concerto al Teatro Comunale Pavarotti-Freni andato in scena venerdì 5 dicembre. Un’atmosfera vibrante, creata da una moltitudine di persone che attendevano con desiderio e rispetto l’inizio dell’esibizione. L’annuncio di una variazione nell’ordine di esecuzione dei brani. Poi l’esplosione nell’applauso pieno di aspettative all’ingresso del maestro Daniele Gatti e subito l’entusiasmo frenato dalle parole del direttore d’orchestra.
“A una nostra violinista si è rotta una corda – ha spiegato – quindi dovrete avere pazienza ancora qualche minuto”. Un classico piccolo, primo indizio di una serata che, partita storta, rischia di riservare altre brutte sorprese. Invece il successo è stato totale.
Tornato sul podio, Gatti ha poi attaccato la “Classica” di Prokofiev, diversamente da quanto stabilito inizialmente, con Stravinskij ad aprire la serata. Una piccola variazione di programma però di effetto, con un introduzione più cristallina e spensierata alla serata, grazie anche ad un’esecuzione chiara e coinvolgente di un brano dall’ascolto comodo e scorrevole.
Prima dell’intervallo è stata invece la Sinfonia in do maggiore di Stravinsky, più difficile da ascoltare, a tenere l’attenzione dell’orchestra e del pubblico altissima, su quel direttore che senza leggio e con gesto poco appariscente ha dipinto una tela di sonorità tanto diverse tra loro, portando l’attesa per il pezzo forte della serata ad estremi livelli.
E infatti rientrati in sala, spente le luci, le quattro note forse più famose e misteriose della storia della musica, staccate abbastanza veloci, hanno subito fatto capire alla platea che non si è mai veramente pronti per afferrare quel genio che ti cattura con apparente semplicità e che ti tiene poi ipnotizzato con un inseguimento continuo per tutto l’Allegro con brio.
Tutti ipnotizzati allora dalla “Quinta” di Beethoven e dal suono pieno e appassionato dell’Orchestra Mozart, con crescente piacere ed emozione fino al gran finale che ha fatto battere le mani, i piedi e urlare “bravi”, nella speranza di un bis che, però, non è arrivato.

