Via libera del Consiglio comunale alla presa d’atto del Piano economico finanziario (Pef) 2026-2029 del servizio di gestione dei rifiuti urbani, che per Modena vale 42,8 milioni di euro nel 2026, con un aumento dell’8,8% rispetto all’anno precedente. Il documento, già validato da Atersir, costituisce la base per la successiva definizione della Tariffa corrispettiva puntuale (Tcp), che la Giunta dovrà approvare entro il 31 luglio.
La delibera è stata approvata con i voti favorevoli di Pd, Avs e Pri-Azione-Sl, il voto contrario di Modena per Modena e l’astensione di Modena Civica. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno invece scelto di non partecipare al voto, contestando il metodo con cui il provvedimento è arrivato in aula.
Ad aprire il confronto è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia Luca Negrini, che ha definito il Piano “una vera e propria stangata” per famiglie e imprese modenesi. Il consigliere ha criticato soprattutto la decisione di non rinviare la discussione per consentire un ulteriore approfondimento in commissione, denunciando quello che ha definito un confronto insufficiente su un tema destinato ad avere ricadute economiche dirette sui cittadini.
Per questo motivo il gruppo di Fratelli d’Italia ha deciso di non prendere parte né al dibattito né alla votazione, parlando di un metodo che avrebbe impedito un esame adeguato del provvedimento.
Sulla stessa linea anche Lega e Forza Italia. Giovanni Bertoldi ha accusato l’amministrazione di aver perso la fiducia dei cittadini e ha parlato di un sistema di gestione dei rifiuti inefficiente, ricordando che “in quattro anni i costi sono aumentati del 37%”. Piergiulio Giacobazzi ha invece criticato il modello di governance, sostenendo che i Comuni abbiano ormai margini di controllo molto limitati sui dati forniti dal gestore.
Nel presentare il Piano, l’assessore all’Ambiente Vittorio Molinari ha spiegato che l’aumento dei costi è dovuto principalmente ai rinnovi contrattuali degli operatori delle cooperative sociali, all’incremento dei servizi integrativi e al recupero dell’inflazione. Ha inoltre precisato che il Pef non coincide automaticamente con l’aumento della tariffa che sarà pagata dagli utenti, assicurando che la Giunta lavorerà per contenerne gli effetti.
Tra le principali voci di spesa figurano la raccolta differenziata (17,9 milioni di euro), lo spazzamento e il lavaggio delle strade (7,6 milioni), il trattamento e recupero dei rifiuti (7 milioni) e la raccolta dell’indifferenziato (3,5 milioni). Il Piano conferma inoltre l’obiettivo del 79% di raccolta differenziata per tutto il quadriennio 2026-2029.
Nel corso del dibattito il sindaco Massimo Mezzetti ha ribadito che il Consiglio era chiamato esclusivamente a prendere atto del Pef e non ad approvare le tariffe, sostenendo che gli aumenti siano riconducibili soprattutto all’incremento dei costi di energia, carburanti, lavoro e inflazione. Ha inoltre respinto le critiche sull’introduzione dei nuovi cassonetti, sostenendo che il loro impatto sul Piano sia limitato e che la qualità della raccolta differenziata sia rimasta sostanzialmente invariata. Infine ha assicurato che il Comune utilizzerà tutti gli strumenti disponibili per limitare gli aumenti della tariffa e proseguirà il confronto con Hera, Atersir e Regione.

