Ci sono ragazzi che a settembre frequenteranno le scuole medie e che non hanno mai visto l’Italia giocare ai mondiali. Non la vedranno nemmeno questa estate, un’altra estate mondiale di frustrazione e rabbia per un movimento calcistico alla deriva.
La speranza ieri sera era tanta, qualcuno dava già per scontato che finalmente sarebbe sventolata la bandiera verde bianca e rossa negli stadi americani. Ma l’errore individuale, la tensione e, diciamolo chiaramente, la scarsezza di qualità, sono sempre dietro l’angolo.
Si parte col gol di Kean che mette tutto in discesa e ci si immagina già riuniti nei bar, con la birra o la coca cola, a tifare gli azzurri. Poi Bastoni si fa espellere e tutto finisce: l’Italia non riesce più ad alzarsi, viene presa a pallonate per oltre 50 minuti di gioco e inevitabilmente il pareggio della Bosnia arriva.
Quasi miracolosamente si riesce ad arrivare ai supplementari e a resistere fino ad agguantare i rigori, ma le gambe tremano in casa Italia, mentre dall’altra parte c’è tutta la sicurezza dettata dall’aver ripreso in mano una partita che era partita male.
Ogni commento è superfluo, oggi c’è solo immensa tristezza e delusione. Al terzo mondiale mancato si affievolisce un po’ la rabbia, si ricomincerà a parlare dei problemi del calcio, ognuno dirà la sua, ma chi può e deve fare qualcosa, deve schiarirsi molto bene le idee, perché sta giocando con i sentimenti di una Nazione intera.

