A oltre due settimane dall’iniziativa del 3 giugno al Laboratorio Aperto di Modena, il caso della presenza del giornalista palestinese Wael Al Dahdouh e del suo interprete Suleiman Hijazi continua ad alimentare il confronto politico in Consiglio comunale. Se il sindaco Massimo Mezzetti ha respinto ogni responsabilità diretta dell’Amministrazione nell’invito dei due ospiti, Fratelli d’Italia ritiene che le spiegazioni fornite non siano sufficienti a chiarire una vicenda che coinvolge centinaia di bambini delle scuole primarie e solleva interrogativi sulla trasparenza nei confronti delle famiglie.
Rispondendo alle interrogazioni presentate da Luca Negrini (FdI) e Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia), il primo cittadino ha sostenuto che il Comune non ha invitato né Al Dahdouh né Hijazi e che l’iniziativa rientrava in un progetto promosso dal Movimento di Cooperazione Educativa, nel quale Palazzo Comunale sarebbe intervenuto esclusivamente come interlocutore istituzionale delle classi coinvolte. Mezzetti ha inoltre precisato che l’Amministrazione non era a conoscenza della posizione giudiziaria di Hijazi, emersa soltanto successivamente attraverso gli organi di stampa, e che durante la sua permanenza all’incontro non sarebbero stati affrontati temi politici né pronunciati slogan legati al conflitto israelo-palestinese.
Una ricostruzione che però non convince l’opposizione. Secondo Fratelli d’Italia, infatti, restano aperti numerosi interrogativi. «Le risposte del sindaco non hanno fatto chiarezza, anzi in alcuni casi hanno finito per alimentare ulteriori dubbi», ha dichiarato il capogruppo Luca Negrini, sottolineando come il vero nodo della vicenda non sia soltanto chi abbia invitato gli ospiti, ma se le famiglie siano state adeguatamente informate della loro presenza e del ruolo che avrebbero avuto durante l’iniziativa.
Nel dibattito consiliare diversi esponenti del centrodestra hanno insistito proprio sul tema della trasparenza e del rapporto scuola-famiglia. Per Fratelli d’Italia, la mancata comunicazione preventiva ai genitori rappresenta un elemento particolarmente grave, soprattutto considerando l’età dei partecipanti. Dario Franco ha parlato di una possibile rottura del patto educativo tra scuola e famiglie, mentre Daniela Dondi ha evidenziato la necessità di accertare le responsabilità organizzative e di garantire sempre pluralismo e contraddittorio nei percorsi rivolti agli studenti. Paolo Barani ha invece denunciato l’assenza di trasparenza verso i genitori, ribadendo la necessità di proteggere i minori da possibili influenze ideologiche.
Particolarmente critico anche Ferdinando Pulitanò, che ha giudicato incompatibile con un contesto educativo la presenza di una persona il cui nome compare in un’indagine relativa al finanziamento del terrorismo. Elisa Rossini ha invece puntato l’attenzione sul progetto stesso, sostenendo che non si trattasse di una semplice iniziativa educativa sulla pace, ma di un percorso caratterizzato da una precisa impostazione politica.
Al centro delle contestazioni vi è anche il racconto, emerso nei giorni successivi all’evento, di un coro “Free Palestine” che sarebbe stato fatto intonare ai bambini. Pur affermando di non aver assistito personalmente all’episodio, Mezzetti ha definito inopportuni eventuali slogan politici in un contesto educativo. Una presa di distanza che per Fratelli d’Italia non basta. «I bambini non possono e non devono essere esposti a forme di propaganda politica o ideologica, qualunque sia la causa sostenuta», ha ribadito Negrini, chiedendo che il Ministero dell’Istruzione faccia piena luce sull’accaduto e valuti eventuali responsabilità disciplinari qualora venissero confermate le ricostruzioni emerse.
Dal fronte della maggioranza, invece, si è difeso il valore educativo del progetto e il lavoro svolto dalle scuole. Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e altri gruppi hanno invitato a evitare strumentalizzazioni politiche, richiamando il principio della presunzione d’innocenza e sottolineando l’importanza dei percorsi di educazione alla pace. Tuttavia, nel corso del dibattito è emerso anche un elemento significativo: le famiglie sarebbero state informate del progetto e della presenza del sindaco, ma non dell’intervento successivo del giornalista palestinese e del suo interprete. Un aspetto che, secondo il centrodestra, conferma la necessità di ulteriori approfondimenti.
Per Fratelli d’Italia la vicenda non può essere archiviata come una semplice polemica politica. «Quando si coinvolgono bambini delle scuole primarie servono prudenza, trasparenza e responsabilità assolute», sostiene il partito. Da qui la richiesta di proseguire negli accertamenti e di chiarire definitivamente chi abbia autorizzato la presenza degli ospiti, quali informazioni siano state fornite alle famiglie e se tutte le garanzie previste siano state effettivamente rispettate. Una battaglia politica che, assicurano gli esponenti meloniani, proseguirà fino a quando ogni aspetto della vicenda non sarà stato chiarito.

