«Quello che è emerso all’interno del cimitero di San Cataldo è una situazione che non può e non deve essere minimizzata. La presenza di giacigli di fortuna ricavati nelle nicchie a piano terra, utilizzate come ricovero notturno, rappresenta un fatto grave che colpisce prima di tutto il decoro, il rispetto dovuto ai defunti e la serenità dei cittadini che ogni giorno si recano al cimitero per un momento di raccoglimento. Le immagini circolate, e diffuse anche a livello nazionale, parlano da sole: coperte, materassi, indumenti, bottiglie vuote, segni evidenti di una permanenza notturna stabile. Non siamo di fronte a un episodio occasionale, ma a una situazione che si è consolidata nel tempo e che pone interrogativi seri sul controllo, sulla sicurezza e sulla gestione di uno dei luoghi più sensibili della città». A intervenire è Luca Negrini, capogruppo di Fratelli d’Italia.
«Per questo motivo – prosegue Negrini – oggi abbiamo depositato un’interrogazione in Consiglio comunale, perché è dovere dell’Amministrazione chiarire se fosse a conoscenza di quanto stava accadendo, da quanto tempo la situazione fosse in essere e soprattutto perché i cancelli del cimitero siano rimasti aperti durante la notte, consentendo l’accesso e la permanenza non autorizzata all’interno dell’area. Questa vicenda apre però un capitolo significativo e mette in evidenza un problema che Modena conosce da tempo e che viene sistematicamente sottovalutato: da un lato il degrado e la mancanza di presidio, dall’altro una marginalità sociale estrema che – a differenza di come si sia raccontato per anni – il sistema non controlla e che necessita oggi più che mai di una risposta strutturata. Servono interventi tempestivi, coordinati e responsabili, non l’assenza di controllo mascherata da buonismo».
«È evidente – chiarisce Negrini – che chi vive in condizioni di povertà estrema debba essere intercettato dai servizi sociali e, se necessario, accompagnato in percorsi di assistenza, ma è altrettanto evidente che legalità e sicurezza non possono essere messe tra parentesi. Chi si trova sul nostro territorio in maniera irregolare deve essere identificato e segnalato, a tutela della collettività e nel rispetto delle leggi vigenti. Con l’interrogazione chiediamo se i soggetti siano stati identificati, se il sistema di videosorveglianza del cimitero abbia registrato ingressi e permanenze notturne, se i servizi sociali siano stati coinvolti e con quali strumenti operativi. Inoltre, chiediamo di conoscere nel dettaglio quali siano le azioni di coordinamento tra Comune, AUSL, forze dell’ordine, gestori del cimitero e volontariato per evitare che situazioni simili si ripetano».
«Le casistiche di chi vive nelle nostre strade – sottolinea il capogruppo – spesso si suddividono in tre “tipologie”: la prima riguarda chi ha scelto di vivere per strada, a cui dobbiamo assistenza nel rispetto della libera scelta; la seconda comprende soggetti o famiglie che, a causa di problematiche economico-finanziarie, vivono in condizioni di povertà e non hanno una dimora stabile: a questi occorre garantire un supporto strutturato, a maggior ragione quando, come accade anche a Modena, sono presenti nuclei con bambini. Diverso è, ed è necessario distinguerlo, il caso dei soggetti che non sono regolari sul territorio e che spesso fanno parte di un sistema illegale. A loro la risposta deve essere, oltre che di assistenza se necessaria quando intercettati, soprattutto una risposta nell’interesse della collettività e nel rispetto delle leggi vigenti in tema di immigrazione. Motivo per il quale riconoscere le diverse tipologie e identificare correttamente tali soggetti è strettamente strategico per poter poi attivare l’iter che porti all’espulsione di chi non ha diritto a restare sul nostro territorio».
«Le immagini di San Cataldo mostrano un fenomeno che in città è in evidente aumento e che non riguarda solo l’area del cimitero, ma diverse zone in modo ormai ben visibile. È necessario mettere in campo una risposta capace di garantire insieme dignità umana, rispetto dei luoghi e legalità. Per troppi anni si è perso tempo a raccontare una città eccellente, invece di verificare concretamente se lo fosse davvero. Oggi presentiamo il conto di quella narrazione autoreferenziale», conclude Negrini.

