3 Nov 2026, Mar

Referendum, il caos (a sinistra) sostituisce gli argomenti

E menomale che in questa campagna per il referendum si sarebbero dovuti tenere bassi i toni, verrebbe da dire. Perché i toni non sono stati affatto pacati. Ma si sa, quando si è a corto di idee per promuovere la propria posizione vi è praticamente la matematica certezza di alzare polveroni che siano in grado di nascondere la mancanza di argomenti. È il caso della sinistra, ma non di tutta la sinistra, solo quella che difende il “No” al referendum. Già, perché dal numero uno di Azione Carlo Calenda alla piddina Pina Picierno, c’è chi, anche a sinistra, sostiene il “Sì”. E mentre la sinistra si trova spaccata tra i fedelissimi alla linea del partitone di Elly Schlein e chi prova ad alzare la mano per dire che, in fin dei conti, la separazione delle carriere l’avevano proposta anche loro, la destra viaggia compatta sul fronte del “Sì”. E in assenza di quorum ogni singolo voto è determinante, specie considerando il fatto che i sondaggi danno un sostanziale testa a testa.

C’è anche da dire che in questi giorni antecedenti al voto se ne sono sparate di ogni. Chi vota “No” cerca di arrampicarsi tra una bufala e un’altra su questioni come la difesa della Costituzione (che però prevede che essa stessa si possa modificare) per tentare di fare uno sgambetto al Governo. Peccato, però, per chi protrae la gamba, che non ci sarà nemmeno un potenziale inciampo in questo voto di nessun esecutivo. Giorgia Meloni ha infatti ribadito più volte che questo è un referendum e non un’elezione politica.

E in tutta la foga di far risalire il “No” oltre a dire le peggio fake news il leader dei contrari alla riforma, il Procuratore Nicola Gratteri, ha addirittura minacciato i giornalisti che non sono proprio dalla sua (“dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”).

Insomma, tutto questo scenario non ha affatto l’aria di un dibattito democratico, ma di una lotta verbalmente violenta. In questo clima avvelenato il rischio è che a perdere sia proprio il merito della questione fatta di voglia di sbarazzarsi (o quantomeno di indebolire) le correnti, di voglia di un giudice davvero terzo e imparziale. Un referendum dovrebbe essere il momento più alto della partecipazione democratica, non il terreno di scontro tra slogan, paure e minacce. Al di là degli schieramenti, sarebbe auspicabile tornare ai fatti e agli argomenti. Perché, quando si vota, a contare dovrebbero essere le idee, non il caos.

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