3 Nov 2026, Mar

Commento al Vangelo di sabato 31 ottobre 2026

Lc 14, 1. 7-14

E avvenne: mentre egli era venuto nella casa di uno dei capi dei farisei un sabato per mangiare pane, essi stavano a sorvegliarlo. Ora diceva ai chiamati una parabola, constatando come sceglievano i primi divani, dicendo loro: Quando sei chiamato da qualcuno a nozze, non adagiarti sul primo divano, perché uno più stimato di te non sia stato chiamato da lui e, venuto colui che te e lui ha chiamato, ti dica: Dà a costui il posto! E allora inizieresti con vergogna a occupare l’ultimo posto. Ma quando sei chiamato, va’ e stenditi sull’ultimo posto, perché quando verrà colui che ti ha chiamato, ti dica: Amico, avanza più in alto! Allora ci sarà gloria per te al cospetto di tutti quelli che sono sdraiati con te. Perché chiunque si innalza sarà umiliato e chi si umilia sarà innalzato. 

Il Vangelo di oggi si apre con un che di solenne: e avvenne. Come al solito i farisei, che avevano già deciso di ucciderlo, sono lì per sorvegliarlo. Venuto a mangiare nella casa di uno dei loro capi osservava come sceglievano i primi divani, i posti migliori, quelli che davano conferma anche formale alla loro importanza. In fondo quando si è invitati si cerca di sedere ai primi posti e quando siamo noi ad invitare, chiamiamo quelli che ci danno lustro, quelli importanti. In questo voler ad ogni costo avere di più per primeggiare sbagliamo direzione perché Dio ci indica che non è importante l’avere di più ma al contrario è l’essere di più. Se ci guardiamo intorno nelle piccole come nelle grandi cose è questa volontà insaziabile di avere, il male del mondo, non avere ma dare, non dominare ma servire, non apparire ma essere umili, è in questo modo che prende senso partecipare a quel banchetto nuziale che è la nostra vita. San Giovanni individua con grande lucidità le tre brame che distruggono la nostra esistenza e quella dell’umanità intera: quella dell’avere, quella del potere e quella dell’apparire. Gesù quindi ci esorta ad andare negli ultimi posti, ad essere umili perché l’umiltà lascia spazio all’altro, ponendosi dei limiti, si apre all’incontro con grazia e mitezza e per questo, se autentica e non posticcia, viene apprezzata per la sua amabilità al contrario dell’atteggiamento dei superbi, saturi del proprio io e invaghiti della loro superiorità si distanziano dai loro fratelli ritenuti funzionali solo per potersi appropriare di ciò che è loro. Infine, l’umiltà rappresenta la maturità del nostro rapporto con Dio perché ci colloca nella comprensione che tutto ciò che abbiamo e che siamo, come anche la vita stessa, è dono, dono da condividere insieme ai fratelli. Nel banchetto nuziale che rappresenta la vita dove troviamo Dio? In fondo, agli ultimi posti ed è per questo che chi lì si va a sedere, avanza. Se vuoi essere come Lui fai della tua vita un servizio verso i fratelli con amore e umiltà e così al suo stesso modo sarai esaltato.

Siracide 3, 17-18

“Sii umile Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall’uomo gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile; così troverai grazia davanti al Signore”.

3, 28-30

“Una mente saggia medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio. L’acqua spegne un fuoco acceso, l’elemosina espia i peccati. Chi ricambia il bene provvede all’avvenire, al momento della sua caduta troverà un sostegno”.

Mt 11, 29

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

Buon Cammino. 

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