15 Ott 2026, Gio

Commento al Vangelo di Domenica 4 ottobre 2026

Mt 21, 33-43

Ascoltate un’altra parabola: C’era un proprietario che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò altrove. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a prenderne i frutti. Ma questi vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? Gli rispondono: Sterminerà miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo. E Gesù disse loro: Non avete mai letto nella Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. 

Gesù invita ciascuno di noi ad ascoltare questa parabola detta anche dei vignaioli omicidi. Dio pianta una vigna. La vigna rappresenta il luogo delle nostre relazioni e del nostro rapporto con Lui ed è la storia dell’infedeltà umana e della fedeltà di Dio. La nostra personale e la Sua. Ci affida quindi ricchezza di doni che riceviamo gratuitamente rendendocene responsabili e chiedendo in cambio che ne facciamo buon uso producendo i frutti dell’amore fraterno, della giustizia, della tenerezza gli uni verso gli altri, impegnandosi per questo e in questo. Ma i vignaioli ritennero di poter diventare i padroni della vigna, come noi di essere padroni della nostra vita, rifiutando questi doni e ogni relazione d’amore arrivando anche alla violenza pur di mantenerne il possesso. Si arriva persino a uccidere i Profeti che sono stati inviati pur di perseverare sulla strada del potere e del dominio. Capita anche a noi di avere atteggiamenti ostili davanti all’azione di Dio ogni qualvolta ci sembra venga a ledere i nostri personali interessi o in un qualche modo ne avvertiamo una sorta di fastidio. È interessante osservare come gli scribi e i farisei alla domanda di Gesù di cosa il Padrone debba fare di questi vignaioli che arrivarono a uccidere anche il figlio siano subito pronti a giudicarli con severità minacciandone lo sterminio, ma quando arrivano a capire che proprio di loro sta parlando (versetti seguenti 45 e 46) volevano catturarlo. L’Uomo che gli sta parlando è quello che crocifiggeranno come bestemmiatore, posseduto del demonio che aveva osato dichiararsi Figlio di Dio mandato dal Padre quando non rispettava nemmeno le prescrizioni della Legge. Dio, invece, pur padrone della vigna, non stermina nessuno e non si vendica lasciando sempre a ciascuno di noi la libertà di fare delle scelte, mai rinunciando alla sollecitudine e all’amore per noi. L’attualità di questa parabola si arricchisce affermando un principio fondamentale cioè la capacità incredibile di Dio di trarre bene dal male, ciò che viene scartato diventa nuova possibilità di vita. E noi cosa dobbiamo fare? A noi spetta il compito di umanizzare la nostra vita e di portare frutti dolci coltivando con l’amore la vigna che ci è stata affidata nel tempo della nostra vita.

Salmo 117, 14-16

“Mia forza e mio canto è il Signore, Egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti: la destra del signore ha fatto meraviglie, la destra del Signore si è innalzata, la destra del Signore ha fatto meraviglie”.

Vv 22-23

“La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo; ecco l’opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi”.

Buon cammino.

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