30 Ott 2026, Ven

Commento al Vangelo di Domenica 26 aprile 2026

Gv 10, 1-10

Amen, amen vi dico: chi non entra per la porta del recinto delle pecore, ma sale dall’altra parte, costui è ladro e brigante. Chi invece entra per la porta è Pastore delle pecore. A lui il portiere apre e le pecore ascoltano la sua voce e chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha espulso tutte le proprie pecore cammina davanti a loro e le pecore lo seguono, perché riconoscono la sua voce. Un estraneo, invece, non seguiranno, ma fuggiranno da lui perché non riconoscono la voce degli estranei. Questa similitudine disse loro Gesù, ma quelli non capirono cosa fosse ciò che diceva loro. Allora disse di nuovo Gesù: Amen, amen vi dico Io–Sono la porta delle pecore, tutti quelli che vennero prima di me ladri sono e briganti, ma le pecore non li ascoltarono. Io–Sono la porta, se uno entra attraverso di me sarà salvo ed entrerà ed uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, immolare, distruggere. Io venni perché abbiano vita e l’abbiano in abbondanza.

Il Vangelo di oggi ci presenta la similitudine di Gesù come Pastore che libera il suo gregge da qualsiasi steccato religioso rendendolo libero per essere figli, diversi e unici tra loro, ma simili a Lui, in modo da poter vivere liberamente da fratelli. In un commento di poco tempo fa abbiamo incontrato il cieco che riacquista la vista non solo sensoriale ma soprattutto, vedendo, può finalmente rinascere a vita nuova. Ma come vivere noi questa condizione? Gesù, in questo Vangelo, ci propone il modello del pastore. A nessuno piace essere pecora però mentre l’animale è mosso e condizionato dall’istinto, l’uomo è libero, mosso nel profondo dal desiderio di felicità autentica. Impariamo e assimiliamo i nostri contenuti di vita dai modelli che ci vengono proposti. Oggi più che mai con i mass media e ancor più con i social siamo, anche inconsciamente, condizionati, controllati, guidati e con i quali siamo indotti a doverci verificare. È un meccanismo ben strutturato, supportato da un’ideologia religiosa o meno, gradevole da seguire ma che alla fin fine ci riduce supini, a essere come pecore senza rendercene conto. Quello cioè che non vogliamo essere. Finiamo per fare una vita da spettatori della realtà. Ma cos’ è un modello di vita? Perché questo riesce a imporsi, a vincere, a condizionarci? Perché ha il potere e i mezzi per farlo e quando ne incontra uno che ne ha di più, generalmente in peggio, viene rapidamente sostituito per prenderne il posto. Gli esempi di questo al giorno d’oggi abbondano in grande quantità. In grandezza di scala diversa, il rischio di essere così riguarda singolarmente ciascuno di noi, non solo i potenti. Gesù propone al nostro vivere un modello diverso e noi cristiani abbiamo un grande ruolo nella nostra vita sociale. Non essere lupi, ladri e briganti ma proporre e valorizzare con i nostri comportamenti l’umanità nostra e dell’altro, di essere quindi figli e fratelli. È il modello di Dio che viene per servire, per lavare i nostri piedi stanchi. Siamo quindi chiamati per nome, non in senso figurato, ma in senso reale ad uscire dai nostri steccati per passare quella Porta che ci conduce verso la libertà. “Ma quelli non capirono”. E noi?

Salmo 23,1-3

“Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce”.

Buon Cammino. 

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