30 Ott 2026, Ven

aMo, FdI attacca il Pd: “Scudo a Reggianini, danno sui modenesi”

Si è tenuta ieri mattina, presso il Comune di Modena nella sala dei Passi Perduti, la conferenza stampa di Fratelli d’Italia dedicata al caso aMo. Dopo l’apertura del capogruppo in Consiglio comunale Luca Negrini, sono intervenuti il senatore Michele Barcaiuolo, il vice capogruppo Elisa Rossini e il consigliere Ferdinando Pulitanò.
Alla luce degli ultimi sviluppi, FdI è tornato all’attacco sulla vicenda, portandola fino in Parlamento e annunciando anche un possibile esposto alla Corte dei Conti. Nel mirino una gestione ritenuta gravemente carente nella tutela dell’interesse pubblico, con l’accusa di aver anteposto gli interessi del Partito Democratico a quelli della collettività, oltre alle scelte adottate dai vertici dell’Agenzia e dagli enti coinvolti, a partire dall’accordo con gli ex amministratori e dalle responsabilità politiche emerse.

Secondo il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, senatore Michele Barcaiuolo, la vicenda aMo mette in luce un modus operandi tipico del Partito Democratico, con l’interesse del partito che finisce per prevalere su quello della collettività.
«La vicenda aMo, in tutti questi mesi, ha messo in luce il classico modus operandi della sinistra che, su questo territorio, pensa di poter fare il buono e il cattivo tempo. Se non avesse trovato un importante e certosino lavoro, durato mesi, da parte di Fratelli d’Italia, sarebbe riuscita a smorzare una situazione grave, silenziandola con il passare del tempo o rendendola più leggera di quanto in realtà è stata ed è tuttora. Alla luce degli ultimi risvolti ho proceduto a depositare un’interrogazione parlamentare, non è chiaro se si stiano facendo gli interessi della collettività o quelli del partito, in un intreccio continuo e sistematico dove non si riesce a disgiungere il Partito Democratico dalle istituzioni. È legittimo che il PD vinca le elezioni e rappresenti i propri esponenti, ma non è assolutamente tollerabile pensare che l’interesse di partito venga sempre e comunque prima di quello della collettività, come avviene da decenni in questo territorio. Il trattamento riservato a Reggianini, con 60 rate su una sola parte dell’ammanco, nonostante fosse lui l’amministratore unico, è sintomatico di un’attenzione che difficilmente trova spiegazione in qualcosa che non sia l’appartenenza. Una soluzione che ricorda le offerte a rate alla Divani & Divani, anche se qui è evidente che si tratti, più che di divani, di poltrone».

Il capogruppo cittadino di Fratelli d’Italia, Luca Negrini – che ha aperto la discussione – evidenzia le perplessità rispetto all’operato dell’assemblea dei soci e ribadisce come la nomina dell’ex assessore Bosi in qualità di amministratore aMo sia stata inadeguata.
«Ciò che traspare dal verbale dell’assemblea dei soci va nella direzione opposta a quanto richiesto con forza dalla delibera della Corte dei Conti, che nero su bianco evidenziava la necessità di procedere con tutte le possibili attività volte al recupero dell’integrale cifra. E questo, a maggior ragione dopo l’assemblea dei soci, possiamo affermare con chiarezza che non è stato fatto. Inoltre evidenziamo, senza alcun dubbio, quanto le nostre perplessità sulla nomina dell’ex assessore Bosi in qualità di amministratore di aMo fossero fondate. È evidente, ancor più alla luce di quanto emerso, che non si è giunti in alcun modo alla ragionevole certezza di aver agito nella direzione indicata dalla Corte dei Conti. Per questo riteniamo non più rimandabili le dimissioni di Bosi e invitiamo i soci a procedere con celerità in questa direzione, affinché si arrivi finalmente a un cambiamento reale, oggi ancora assente, nell’interesse di aMo e nella direzione della necessaria trasparenza e credibilità nei confronti dei modenesi».

La vicecapogruppo in Consiglio comunale, e capogruppo in Consiglio provinciale Elisa Rossini, ha puntato il dito contro le responsabilità politiche dell’Amministrazione comunale e del Partito Democratico.
«Il verbale dell’assemblea dei soci dell’Agenzia per la mobilità del 16 febbraio che abbiamo ricevuto come consiglieri comunali nei giorni scorsi a seguito di un accesso agli atti, svela un elemento della vicenda dell’ammanco che chiude il cerchio sul disegno perseguito sin dall’inizio dall’attuale amministratore unico sostenuto da tutti i sindaci del Partito Democratico: tutelare la posizione del compagno di partito Stefano Reggianini. L’assemblea, che nella sua convocazione indicava la valutazione dell’azione di responsabilità, ha in realtà avuto come epilogo centrale la votazione sulla rinunzia all’azione di responsabilità nei confronti dei due ex amministratori Burzacchini e Reggianini. A fronte di un ammanco che è quantificato nel verbale di assemblea nella somma di 582.678,54 euro, Burzacchini verserà 11 mila euro entro 15 giorni dal perfezionamento dell’accordo mentre Reggianini verserà 58.422,50 in ben 60 rate mensili infruttifere. In sintesi, Reggianini restituirà la somma in 5 anni pagando 973 euro mensili senza interessi. Un accordo scandaloso che ha trovato pieno appoggio da parte del sindaco Mezzetti. Invitiamo a questo punto tutti i cittadini che hanno debiti nei confronti del Comune di Modena o delle società partecipate (Hera è una di queste ad esempio) a chiedere al sindaco lo stesso trattamento riservato all’ex segretario del Partito Democratico: pagamenti in comode 60 rate senza interessi e sanzioni. Se questo trattamento di estremo favore è stato riservato a un esponente del Partito Democratico per una gestione inappropriata del patrimonio pubblico, non si vede per quale ragione si debba essere intransigenti nei confronti dei modenesi nel pretendere il pagamento delle imposte comunali e della tassa sui rifiuti. I restanti circa 500mila euro spariti dalle casse di aMo sono stati posti in carico ai due direttori succedutisi, Di Loreto e Berselli, i quali non hanno accettato di farsi carico di questo onere e con i quali si prospetta quindi un contenzioso».
«Più che tutelare il patrimonio pubblico – prosegue Rossini – a nostro avviso è stato tutelato Reggianini, con una inaccettabile operazione che danneggia in modo grave la collettività, oltre a contribuire a far perdere di credibilità ad ogni azione della struttura comunale che si adopera per il recupero dei crediti nei confronti dei cittadini morosi. Ricordiamo per altro che, con riferimento alla dipendente infedele, nulla è stato recuperato dopo un goffo tentativo di un pignoramento mobiliare al quale si è opposto un avvocato che è pure consigliere comunale del PD a Modena. Un cortocircuito che denota una gestione della vicenda da parte, oltre che dell’attuale amministratore unico, anche dell’assemblea dei sindaci – nella sua maggioranza partecipata da sindaci e da un presidente della provincia del Partito Democratico –, finalizzata a tutelare l’immagine del partito piuttosto che al recupero dell’intera somma sottratta. Una sovrapposizione tra istituzioni e partito a cui è urgente porre rimedio».

In conclusione , secondo il Consigliere comunale e  regionale Ferdinando Pulitanò, siamo di fronte a una scelta politica molto grave.
«Questa delibera non lascia spazio a interpretazioni: siamo di fronte all’ennesima prova della totale mancanza di volontà politica e amministrativa di difendere l’interesse pubblico. Si è scelto, ancora una volta, di salvare Reggianini, e con lui il Partito Democratico. Eppure, le indicazioni della Corte dei Conti erano chiarissime: nel luglio scorso aveva imposto al Comune di Modena di attivarsi per recuperare integralmente le risorse sottratte e tutelare il patrimonio di aMo Spa. L’Agenzia e il principale socio hanno fatto l’opposto: hanno deciso di chiudere tutto con una transazione “bonaria”, concedendo di fatto uno scudo totale – civile, penale, amministrativo e contabile –Una scelta gravissima, che assume contorni ancora più inquietanti alla luce delle parole della Giunta regionale guidata da Michele de Pascale, che ha già prospettato la possibilità di trattenere futuri trasferimenti regionali per compensare il danno. Qui non siamo davanti a un errore: siamo davanti a una precisa scelta politica. Un danno superiore al mezzo milione di euro viene scaricato sui cittadini, mentre chi aveva responsabilità dirette viene di fatto sollevato dalle conseguenze. Il risultato è evidente: né l’Agenzia per la Mobilità né il Comune di Modena stanno facendo nulla per recuperare davvero quelle risorse. Nessuna azione seria, nessuna tutela concreta del patrimonio pubblico. A pagare saranno, ancora una volta, i modenesi: il trasporto pubblico locale, studenti, lavoratori e famiglie che ogni giorno utilizzano quei servizi. Questo non è solo un fallimento amministrativo. È una scelta politica precisa: proteggere il partito invece dei cittadini», conclude Pulitanò.

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