A Modena si è scalda sempre di più il dibattito sull’incontro con i bambini del 3 giugno che ha visto protagonista il Sindaco di Modena Massimo Mezzetti assieme al giornalista di Al Jazeera Wael Al-Dahdouh e il suo interprete Sulaiman Hijazi, il cui nome è associato a un’indagine relativa ad associazioni con finalità di terrorismo. Nell’incontro, secondo quanto riportato da Il Giornale, i bambini presenti avrebbero intonato il coro “Free Palestine”.
Le parole del Sindaco Massimo Mezzetti in Consiglio Comunale
Nel suo discorso in Consiglio Comunale, Mezzetti prende le distanze dai cori e fa lo scaricabarile sul “Movimento Cooperazione Educativa”.
Il sindaco ha spiegato che la sua partecipazione all’incontro avvenuto al Laboratorio Aperto di viale Buon Pastore al termine di un progetto che si è svolto in alcune scuole elementari di Modena è nata dalle “tante lettere e disegni da parte di bambini e bambine di diverse classi di scuole elementari con riflessioni sulla guerra e sulla necessità della pace nel mondo”. “Dato che ho personalmente risposto a queste lettere ho svolto in queste settimane diversi incontri di restituzione, da me proposti e accolti dalle insegnanti per essere direttamente faccia a faccia con i bambini che hanno partecipato a questo percorso”, ha proseguito il Sindaco che dice di aver partecipato ad altri momenti simili con altre due classi “perché non era stato possibile trovare una data valida per tutti”. “Mai in questi incontri, e tutti i presenti lo possono testimoniare, non sono stati affrontati temi di natura politica ma sempre di natura valoriale”, sottolinea Mezzetti.
Venendo però all’incontro del 3 giugno il primo cittadino riferisce di aver “ascoltato e dialogato con i bambini e le bambine” per “circa un’ora” sino a quando, alle ore 10 si è allontanato a causa di altri impegni.
“Durante la mia presenza all’incontro non è mai stato affrontato nel colloquio con i bambini nello specifico il conflitto fra israeliani e palestinesi né intonato nessun canto di natura politica. Se questo è accaduto dopo che io sono andato via, lo giudico assolutamente inopportuno”, afferma Mezzetti che si dice “fermamente convinto che i bambini non debbano essere coinvolti e strumentalizzati in questo modo su questioni di cui non possono avere una autonoma capacità di giudizio ed è scorretto chiedere loro di intonare uno slogan politico senza che ne possano avere piena consapevolezza” e “se questo è accaduto, ritengo che chi ne porta la responsabilità farebbe bene a chiedere scusa alle famiglie dei bambini”.
Da qui lo scaricabarile. “Si discute e ci si indigna sulla presenza del giornalista Wael Al Dadouh e, soprattutto, del suo accompagnatore. Ho detto che il giornalista è stato invitato da una o più delle insegnanti, non so se a titolo personale o come “MCE”, perché, ho appreso successivamente, è stato tramite una di esse che il 2 giugno siamo stati informati della volontà di Al Dadouh di essere presente per portare la testimonianza di cosa significhi vivere dentro una guerra che gli ha sterminato la famiglia. Al Dadouh era infatti a Modena per partecipare a un’iniziativa pubblica e in quel contesto è venuto a conoscenza di questo incontro manifestando la volontà di partecipare. Volontà che ci è stata comunicata da una delle insegnanti presenti il giorno stesso, 2 giugno”.
Mezzetti dice di aver letto il comunicato ufficiale del MCE in cui si affermerebbe che l’invito ad Al Dadouh sarebbe stato rivolto dal Comune nei confronti del giornalista e che loro non hanno in questo avuto nessun ruolo.
“Mi duole dirlo ma trovo francamente stupefacente questa ricostruzione. Non solo lo stesso avvocato del signor Sulaiman Hijazi ha già ufficialmente dichiarato che il suo assistito non è stato invitato dal Comune ma sono personalmente in possesso di scambi di messaggi che dimostrano esattamente che quanto ho finora dichiarato risponde a verità. Dal momento che non tollero in alcun modo che si metta in discussione la mia onestà intellettuale, qualora mi fossero richiesti fornirò agli ispettori ministeriali i contenuti di questi messaggi”, sostiene il Sindaco.
“Bisogna educare le persone, soprattutto se rivestono esse stesse un ruolo importante come quello di educatrici, ad assumersi le proprie responsabilità”.
Mezzetti dice di aver già conosciuto Al Dadouh in passato.
Quanto all’accompagnatore che faceva da interprete, Sulaiman Hijazi, dice di non conoscere le generalità così come la delicata indagine nella quale è coinvolto. E comunque, dice Mezzetti in un lungo passaggio, che “essere indagati non significa essere colpevoli”.
Il Sindaco dichiara di aver trovato “inopportuno e davvero di cattivo gusto” l’accostare all’incontro con i bambini la tragedia che il popolo palestinese sta vivendo con il grave attentato avvenuto nella nostra città. Così come dice di aver trovato “grottesca” l’accusa di sottomissione all’Islam o di rendere Modena una piccola Mecca. “Credo che la situazione stia sfuggendo di mano e dovremmo riflettere seriamente di come i social siano sempre di più la palestra di fomentatori ad arte di odio e di ignoranza, spesso infatti queste due parole vanno a braccetto. Stiamo molto attenti perché abbiamo visto come dalle parole si possa presto ed inaspettatamente trovare la mente malata che passa ai fatti. Anche le scritte ingiuriose e minacciose che appaiono sui muri della nostra città ne sono un derivato”, prosegue il primo cittadino.
Il commento di Fratelli d’Italia
“Più emergono particolari sulla vicenda dell’incontro del 3 giugno che ha coinvolto circa 200 bambini delle scuole primarie Graziosi, Sant’Agnese, Gramsci e Pascoli e della scuola dell’infanzia Collodi, e più appare evidente un fatto: la ricostruzione di quanto accaduto continua a presentare troppi punti oscuri. Il Comune sostiene che la presenza degli ospiti fosse nota agli insegnanti e dichiara di essere in possesso di comunicazioni che lo dimostrerebbero. Nelle ore precedenti erano però emerse versioni differenti da parte del mondo scolastico. Eppure, al di là dello scaricabarile, resta un dato incontestabile: all’incontro hanno partecipato anche il giornalista di Al Jazeera Wael Al-Dahdouh e il suo interprete Sulaiman Hijazi, il cui nome è stato associato dalla stampa a un’indagine per il reato previsto dall’articolo 270-bis del Codice Penale, relativo ad associazioni con finalità di terrorismo. Davvero qualcuno pensa che una vicenda di questa portata possa essere archiviata senza un accertamento rigoroso di tutte le responsabilità?”. Così commenta il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Emilia-Romagna.
“Se il sindaco afferma di essere in possesso di comunicazioni che dimostrerebbero come la presenza degli ospiti fosse nota agli insegnanti – prosegue Barcaiuolo – allora quelle comunicazioni vengano immediatamente messe a disposizione affinché possano essere valutate nell’ambito degli accertamenti in corso. Perché il problema non è capire chi scarichi la responsabilità su chi, ma ricostruire con precisione chi abbia deciso, autorizzato e gestito la presenza degli ospiti davanti ai bambini. Davvero dovremmo credere, come sostenuto dallo stesso Hijazi, che centinaia di bambini abbiano iniziato spontaneamente a cantare “Free Palestine” senza che nessuno abbia orientato o favorito quel contesto? Le scuole devono essere luoghi di educazione e formazione, non spazi nei quali bambini di sei, sette o otto anni vengono coinvolti, direttamente o indirettamente, in campagne politiche o in narrazioni faziose che appartengono al mondo degli adulti. Per questo depositerò un’interrogazione parlamentare affinché venga fatta piena luce su questa vicenda e continuerò a seguirla personalmente fino a quando ogni aspetto non sarà chiarito”.
Per il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale Luca Negrini “quanto sta emergendo è profondamente inopportuno e merita un’attenzione specifica data la presenza, in questa vicenda, di giovanissimi e di famiglie che chiedono risposte chiare. Da giorni assistiamo a una sequenza di versioni contrastanti che non fanno altro che aumentare dubbi e interrogativi. Oggi il sindaco nell’informativa al Consiglio a seguito della nostra richiesta avanzata nella giornata di ieri di riferire in Aula ha dichiarato di essere in possesso di comunicazioni che dimostrerebbero come l’invito ai due ospiti sia partito dagli insegnanti. Saranno gli accertamenti in corso a stabilire con precisione ruoli e responsabilità ma occorre massima trasparenza e auspichiamo che tali comunicazioni giungano agli ispettori ministeriali. Resta però una domanda fondamentale alla quale, ancora oggi, nessuno ha fornito una risposta convincente: a quale titolo era presente all’iniziativa Sulaiman Hijazi e chi ha ritenuto opportuno consentirne la partecipazione a un incontro con centinaia di bambini?”.
“Proprio perché le risposte continuano a mancare riteniamo fondamentale la nostra interrogazione urgente che è stata ammessa nonostante qualche resistenza e sarà discussa già lunedì prossimo in Consiglio comunale. Vogliamo sapere chi fosse informato della presenza degli ospiti, quali verifiche siano state effettuate, chi abbia assunto le decisioni organizzative e perché dei bambini siano stati esposti a contenuti e slogan che nulla hanno a che vedere con il normale percorso scolastico. Chi oggi sostiene che la scuola non debba diventare terreno di scontro politico dovrebbe essere il primo a pretendere massima trasparenza e rigore nella scelta delle persone che entrano nelle scuole e si relazionano con i minori. Le scuole e i bambini non possono essere utilizzati per fare propaganda né diventare il palcoscenico di operazioni ideologiche mascherate da percorsi educativi. Su questo continueremo a chiedere chiarezza senza arretrare di un millimetro”, conclude Negrini.

