“La Fabbrica Blu di Bugatti a Campogalliano non è un semplice edificio industriale. È un simbolo mondiale dell’ingegneria italiana, della Motor Valley e della storia della EB110, conosciuto da milioni di appassionati in tutto il mondo”. Queste sono le frasi con cui è stata lanciata online su change.org la petizione per salvare l’edificio industriale di Campogalliano in cui, nei giorni scorsi, si è consumato un rave che ha visto la partecipazione di migliaia di persone.
La petizione online è promossa dall’Associazione Storico Culturale Bugatti Automobili Campogalliano APS che scrive “Per oltre trent’anni, la struttura è stata custodita e protetta volontariamente dalla famiglia Pavesi, che ha impedito vandalismi, intrusioni e distruzioni. In questo periodo migliaia di visitatori provenienti da ogni paese hanno potuto entrare legalmente e in sicurezza, riconoscendo la Fabbrica Blu come un patrimonio unico per storia, architettura e cultura. Dal 2022, quando la custodia è stata interrotta e l’edificio è stato abbandonato dall’attuale proprietà, il declino è iniziato: vandalismi, furti, finestre rotte, uffici devastati, materiali rubati, danni strutturali e ingressi continui. Il 31 ottobre 2025 la fabbrica è stata addirittura occupata per un rave abusivo”.
Nel testo si sottolinea anche come “cittadini, residenti e appassionati” abbiano “segnalato più volte la situazione al Comune, alla Regione e alle autorità, senza risultati concreti”. “Il pericolo per persone, patrimonio e territorio è reale”, è l’allarme.
Le richieste sono rivolte alle istiuzioni (Governo, Ministero dell’Interno, Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Campogalliano) affinché “intervengano urgentemente per mettere in sicurezza la struttura e fermare gli ingressi illegali”.
Con la petizione si chiede anche che “la Fabbrica Blu venga avviata verso un percorso di tutela e riconoscimento del suo valore storico e architettonico”, che “la proprietà sia obbligata a ripristinare sicurezza e manutenzione, o l’immobile venga affidato a gestione commissariale/pubblica” e che “si valuti un progetto di recupero come museo, spazio culturale, polo espositivo o centro tecnico dedicato alla storia dell’automotive italiano”.
“La Fabbrica Blu non appartiene solo a chi ne detiene i muri: appartiene alla memoria collettiva della Motor Valley e della cultura industriale italiana. Se non si interviene subito, rischiamo di perderla per sempre”, scrivono infine.
Nel momento che vi scriviamo le firme sono più di 3500.

