Un epilogo tragico quello delle spedizioni nepalesi degli ultimi giorni in cui sono morti diversi alpinisti tra cui cinque italiani, in due circostanze separate. A riferire l’accaduto sono state le autorità locali, ma ancora non sono stati recuperati tutti i corpi e forse, alcuni, non lo saranno mai.
Le vittime. Si tratta di Marco Di Marcello, biologo trentasettenne di Teramo, di cui è stato trovato il corpo senza vita dopo un primo momento in cui si era sperato che potesse essere vivo seguendo i segnali del radiosatellitare. Stessa sorte per Paolo Cocco, fotografo abruzzese di quarantun anni. Anche il trentenne Markus Kirchler, altoatesino, p scomparso a causa della stessa valanga che si è abbattuta sul campo base nello Yalung Ri.
E’ stata invece una slavina durante il tentativo di scalata al Panbari Himal a travolgere gli altri due italiani di cui la Farnesina ha già confermato la morte. Si tratta di Alessandro Caputo e Stefano Farronato.
A far discutere sono stati i ritardi nei soccorsi dovuti per la maggior parte alle numerose autorizzazioni necessarie per poter mettere in moto l’elicottero e consentire di sorvolare alcune zone. Servirebbero infatti le approvazioni dei ministeri del Turismo, degli Interni e della Difesa, insieme a quella dell’Autorità per l’aviazione civile. Le associazioni alpinistiche hanno chiesto una riforma di tale procedura per scongiurare altre tragedie di questa portata.

