Carpi – Ieri la fila all’ingresso del Cinema Corso di Carpi dove era in programma l’anteprima della Festa del Racconto sembrava interminabile e si è iniziata a formare con un anticipo di oltre un’ora rispetto all’orario in cui era previsto l’inizio della serata. D’altra parte a dare il via alla rassegna culturale c’era un ospite d’eccezione: lo scrittore francese Daniel Pennac.
In un Corso stracolmo, Pennac cattura l’attenzione di tutti. Col suo modo di fare ironico, teatrale e profondamente umano, sollecitato dalle domande di Silvia Avallone, parla di giovani, scuola, letteratura e politica.
Ogni tanto tira fuori dal cilindro qualche battuta in italiano, ma più che altro parla nel suo francese tradotto da Sonia Folin, curatrice della Festa.
I giovani non leggono più? “Leggiamo noi e poi leggiamo ai bambini ciò che noi abbiamo amato leggere”
La prima questione che Pennac affronta durante la serata è relativa ai giovani che non leggono più. “La prima cosa che in sala professori ho sentito dire è stata ‘non leggono più, occorre essere più severi'”, afferma il francese che sottolinea come “la soluzione sembra essere sempre condannare la vittima” perché “un giovane che legge sempre meno” è una vittima se si guarda la realtà con l’ottica di chi considera la lettura “una sorta di redenzione”. Colpa dei telefonini e dei tablet? Può essere, ma, ragiona Pennac “Chi glieli regala?”. Però una soluzione al problema dei giovani che non leggono c’è: “Si può fare qualcosa: intanto leggere noi e poi leggere ai bambini ciò che noi abbiamo amato leggere”. Anche perché, dice più avanti lo scrittore, una cosa che può unire “esiste dai tempi di Gutenberg: la letteratura”.
Pennac tra politica e scuola: “Trump? Un pagliaccio votato da elettori abbandonati dal sistema scolastico”
“Come ci spieghiamo l’elezione elettorale di questo pagliaccio?”, chiede Pennac al pubblico parlando del Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. “Quest’uomo è stato eletto da una certa quantità di cittadini” e il francese dice di essersi “interrogato sul suo elettorato” e “di colpo” ha avuto “l’impressione profonda che una gran parte di elettori di Trump siano stati gli adolescenti abbandonati dal sistema scolastico”. Trump, secondo Pennac, “ha detto loro, nella loro lingua, che loro sono l’America”. Tuttavia il francese dice che “Trump non è un imbecille”, anzi, è semplicemente “riuscito a surfare sopra a questo complesso di inferiorità costruito dalla sistema scolastico americano”.
E sono molteplici le critiche che Daniel Pennac rivolge al sistema scolastico (non solo americano). Pennac parla di una scuola che valorizza solo coloro che brillano di più e non aiuta gli ultimi a brillare e di un sistema fatto di programmi scolastici che uccidono i romanzi (“Per uccidere un romanzo bisogna inserirlo nel programma [scolastico, ndr]”). E, su questi ultimi due punti, spesso è difficile dargli torto.

