30 Ott 2026, Ven

Commento al Vangelo di sabato 16 maggio 2026

Gv 16, 23-28

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Amen, amen vi dico, qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, la darà a voi. Finora non chiedeste nulla nel mio nome. Chiedete e riceverete affinché la vostra gioia sia completa. Di tutte queste cose vi ho parlato in similitudini. Viene un’ora quando non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi annuncerò sul Padre. In quel giorno nel mio nome chiederete e non vi dico che chiederò al Padre per voi. Egli, infatti, il Padre ama voi, perché mi avete creduto che da Dio sono uscito. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo e di nuovo lascio il mondo e vado dal Padre.

In questo tempo della Liturgia che separa la Pasqua dal ritorno al tempo ordinario, cioè il tempo della predicazione di Gesù, i Vangeli si soffermano continuamente, come abbiamo avuto modo di vedere nei precedenti commenti, sul discorso dell’assenza di Gesù. Osserviamo che non è assolutamente un’assenza ma un diverso modo di essere presente: dall’essere presso di noi, con noi, all’essere e vivere dentro di noi, “beati coloro che crederanno senza aver visto” ci ricorda Giovanni (20,29). Nella morte in croce e resurrezione, Gesù ci trasmette la testimonianza che se crediamo in lui e nella Parola che ci ha dato diventiamo esattamente come lui: figli del Padre. Nella sua assenza nel Sabato Santo, Gesù è sceso proprio per liberarci, negli abissi dove siamo tutti noi, che sono poi quelli della morte e degli inferi che ci portiamo dentro. In quel “arrivederci” in quel “vi vedrò” è contenuta la gioia che deve avere il nostro cuore, perché l’incontro col Padre si realizza nella gioia. Una gioia che nasce nell’ amore, nel dialogo, nella pazienza, nella solidarietà. Lo Spirito che ci ha lasciato e che ci attira verso di Lui crea quel legame personale che nasce dal cuore, perché è il cuore che ci fa davvero vedere. Inevitabilmente questo sentimento ci porta a fare il bene, ad operare cose buone. Ecco allora realizzarsi l’uomo nuovo, l’uomo che è rinato a nuova vita perché non è più cieco, storpio, paralitico ma finalmente, venendo alla luce, può vedere e camminare dritto accanto a Lui. Forse la preghiera più bella è la richiesta di avere la forza e l’amore di stargli sempre vicino perché tutto il resto viene da sé, senza che ci affanniamo più di tanto perché prima ancora che glielo chiediamo “il Padre vostro celeste sa di cosa avete bisogno” (Mt 6, 32-33).

Salmo 137

“Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. La tua destra mi salva. Il Signore farà tutto per me. Signore il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani”. 

Buon Cammino. 

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