«La proposta di legge sugli affitti brevi presentata in Assemblea Legislativa viene raccontata come uno strumento di riequilibrio abitativo e di governo del territorio, ma nella realtà introduce una pesante e ingiustificata ingerenza nella libera disponibilità della proprietà privata e in un’attività economica legittimamente esercitata da migliaia di cittadini».
Lo dichiarano i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti.
«Parliamo di un comparto che rappresenta appena lo 0,7% del patrimonio immobiliare regionale, in una regione dove quasi il 22% delle abitazioni risulta sfitto. È evidente – prosegue Pulitanò – che questa legge non affronta il problema reale dell’accesso alla casa, ma comprime solamente il diritto alla proprietà privata», proseguono Pulitanò e Arletti.
«Gli affitti brevi sono attività lecite, disciplinate dalla normativa vigente, ma questa legge li trasforma nella presunta causa di tutti i mali urbani – aggiungono – quando ridurli non crea automaticamente case popolari, non abbassa i canoni di locazione e non risolve l’emergenza abitativa».
«La Regione utilizza gli affitti brevi come capro espiatorio per problemi che non affronta: mancanza di edilizia residenziale pubblica, incapacità di incentivare nuova offerta abitativa, politiche abitative ferme da anni e si colpisce il privato per compensare l’inerzia del pubblico. Ma ridurre gli affitti brevi non crea automaticamente case popolari, non abbassa i canoni, non risolve l’emergenza abitativa. Crea solo incertezza, fuga di investimenti, controllo burocratico», continuano Pulitanò e Arletti.
«A Barcellona, dopo il taglio drastico agli affitti brevi, sono diminuiti i nuovi contratti di locazione ordinaria, è cresciuto il mercato nero e sono aumentati i prezzi degli hotel. Il turismo non è diminuito, ma è diventato più caro ed esclusivo. Altro che equità sociale», attaccano i consiglieri.
«Scaricare sui proprietari privati le inefficienze di una regione incapace di elaborare politiche abitative strutturali non è governare il territorio – concludono Pulitanò e Arletti – ma pianificare in maniera invadente scelte individuali».

