30 Ott 2026, Ven

Case popolari, Arletti e Pulitanò (FdI): “La Regione penalizza chi lavora e vive qui da anni. Martedì daremo battaglia in Aula”

La Regione modifica i criteri per l’accesso agli alloggi ERP. «Servono regole che riconoscano anche il contributo dato alla comunità e il radicamento sul territorio. Non possiamo dimenticare chi lavora, paga le tasse e costruisce qui il proprio futuro».

Modena, 16 ottobre 2026 – Chi vive in Emilia-Romagna, lavora, paga le tasse e contribuisce ogni giorno alla crescita della propria comunità non può rischiare di vedere riconosciuto sempre meno il proprio percorso quando si tratta di accedere a un alloggio pubblico. È questa la preoccupazione sollevata da Annalisa Arletti e Ferdinando Pulitanò, consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, in merito alle modifiche ai criteri di accesso e permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), approvate dalla Commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea legislativa il 14 ottobre.

«Il lavoro deve essere un valore da riconoscere, non un elemento che finisce per non contare più. Comprendiamo la necessità di rispettare le pronunce della magistratura, ma questo non può esaurire il dibattito politico. La Regione deve interrogarsi su come garantire criteri equi, capaci di tenere insieme il bisogno abitativo, il contributo dato alla società e il legame costruito nel tempo con il territorio».

La proposta della Giunta interviene su due aspetti rilevanti: il requisito dell’attività lavorativa per l’accesso agli alloggi ERP e la possibilità di riconoscere punteggi premiali legati all’anzianità di residenza. Sul primo punto, la Regione ha scelto di rimuovere il requisito lavorativo, alla luce delle pronunce che ne hanno rilevato il carattere discriminatorio. Sul secondo, la possibilità di attribuire premialità legate alla residenza storica viene rimessa alla responsabilità dei singoli Comuni.

«Il problema è che, ancora una volta, si rischia di affrontare una questione complessa limitandosi a recepire gli orientamenti giuridici, senza sviluppare fino in fondo una strategia politica capace di rispondere alle aspettative dei cittadini. Rispettare le sentenze è un dovere, ma individuare criteri giusti ed efficaci resta una responsabilità delle istituzioni».

A rendere ancora più delicata la questione, secondo i consiglieri di Fratelli d’Italia, sono i dati relativi alla distribuzione delle risorse del welfare e degli alloggi popolari. Le percentuali rivelano infatti che i cittadini extracomunitari rappresenterebbero il 12% della popolazione residente in Emilia-Romagna, ma utilizzerebbero il 30% del welfare regionale e occuperebbero il 30,7% degli alloggi popolari. Tra i nuovi assegnatari, la percentuale salirebbe addirittura al 38,3%.

«Sono numeri che, se confermati, evidenziano una disparità sulla quale la Regione dovrebbe interrogarsi seriamente. Se una componente della popolazione che rappresenta il 12% dei residenti arriva a beneficiare di quote sensibilmente superiori delle risorse disponibili, è necessario approfondire le ragioni di questa situazione. Eliminare ulteriori criteri di accesso, senza prevedere adeguati strumenti di equilibrio, rischia di ampliare le disparità e di penalizzare soprattutto quei cittadini che risiedono da più tempo sul territorio, lavorano e contribuiscono da anni alla comunità regionale».

Per Arletti e Pulitanò, il tema riguarda soprattutto le persone e le famiglie che, pur lavorando e contribuendo alla crescita economica del territorio, faticano a sostenere i costi del mercato immobiliare e attendono una risposta dalle politiche abitative pubbliche.

«Le case popolari sono una risorsa limitata e devono essere assegnate a chi ne ha effettivamente bisogno. Ma proprio perché le risorse non bastano per tutti, dobbiamo discutere apertamente di quali criteri adottare e di come valorizzare il rapporto tra le persone e la comunità in cui vivono. Chi ha costruito qui il proprio percorso di vita, lavora e contribuisce al benessere collettivo deve poter contare su regole chiare e su un sistema che non ignori questi elementi».

«Non si tratta di mettere in contrapposizione le persone sulla base della loro provenienza, ma di riconoscere che una politica abitativa efficace deve saper coniugare il bisogno sociale con la responsabilità, il lavoro e il radicamento territoriale. La Regione non può limitarsi a cambiare le regole: deve spiegare quale modello di equità intenda perseguire e quali strumenti voglia mettere a disposizione dei Comuni».

«La priorità deve essere aumentare la disponibilità di alloggi, recuperare quelli sfitti e garantire graduatorie trasparenti. Ma, parallelamente, dobbiamo avere il coraggio di affrontare il tema dei criteri di assegnazione, affinché chi contribuisce ogni giorno alla nostra società non abbia la sensazione di essere dimenticato proprio dalle istituzioni che dovrebbero sostenerlo».

La proposta della Giunta arriverà martedì 20 ottobre all’esame dell’Assemblea legislativa regionale. Fratelli d’Italia annuncia la propria contrarietà alla misura e intende dare battaglia in Aula per cercare di respingere una revisione ritenuta iniqua.

«Martedì porteremo questa battaglia in Assemblea legislativa e chiederemo ai colleghi di opporsi a una norma che, a nostro giudizio, rischia di penalizzare chi da anni vive, lavora e contribuisce alla crescita dell’Emilia-Romagna. Fratelli d’Italia non intende accettare che il radicamento territoriale e il valore del lavoro vengano progressivamente svuotati di significato. Chiederemo alla maggioranza di fermarsi e di rivedere questa impostazione, perché il diritto alla casa deve essere accompagnato da criteri equi, trasparenti e capaci di riconoscere anche il percorso di vita delle persone», concludono Arletti e Pulitanò.

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