Il gruppo Comune di Modena chiude il 2025 con un patrimonio netto superiore a 1,7 miliardi di euro, ma con un risultato economico consolidato negativo per circa 2,7 milioni. È quanto emerge dal Bilancio consolidato approvato dal Consiglio comunale nella seduta di lunedì 26 ottobre, al termine di un dibattito che ha visto Fratelli d’Italia sollevare interrogativi sulla sostenibilità dei conti e sulla gestione delle società partecipate, con particolare attenzione alle criticità emerse in aMo.
Il documento, illustrato dall’assessore al Bilancio Vittorio Molinari, fotografa la situazione economica e patrimoniale del Comune insieme a quella degli enti e delle società che fanno parte del gruppo. Il patrimonio netto consolidato ammonta precisamente a 1.715.768.539,71 euro, mentre il risultato economico passa da un valore iniziale positivo di oltre 4,4 milioni a un saldo negativo di circa 2,7 milioni.
Secondo quanto spiegato dall’assessore, la differenza è dovuta principalmente alle operazioni tecniche di consolidamento, in particolare all’eliminazione di circa 6,8 milioni di euro di contributi destinati alla società di trasformazione urbana CambiaMo e dei dividendi distribuiti da Farmacie comunali. Si tratta di rettifiche contabili necessarie per evitare che le stesse somme vengano conteggiate più volte nei bilanci del gruppo.
Ad aprire il confronto in Consiglio comunale è stato Paolo Barani di Fratelli d’Italia, che ha espresso preoccupazione per l’andamento economico dell’ente, sottolineando come per il secondo anno consecutivo venga registrato un risultato negativo.
“Ogni anno consumiamo più di quanto produciamo”, ha osservato Barani, evidenziando come, a suo giudizio, l’equilibrio dei conti sia stato sostenuto anche attraverso il ricorso a proventi straordinari e allo scioglimento del fondo rischi. “Abbiamo accantonato meno ma non speso meglio”, ha aggiunto, richiamando la necessità di una maggiore attenzione alla sostenibilità della gestione.
Le critiche del consigliere si sono concentrate anche sulle società partecipate, con particolare riferimento a Seta, alle prese con risultati economici negativi, e a CambiaMo, ritenuta sempre più dipendente dalle risorse comunali. “Troppe cose non vanno”, ha concluso Barani, contestando anche la capacità delle governance societarie di dare seguito agli indirizzi ricevuti.
Un altro punto centrale del dibattito ha riguardato l’ammanco emerso nei conti di aMo, sul quale Fratelli d’Italia ha presentato due emendamenti alla delibera, illustrati dalla vicecapogruppo Elisa Rossini. Le proposte chiedevano di integrare e precisare i contenuti degli allegati relativi al controllo e al monitoraggio infrannuale delle società partecipate.
Il primo emendamento puntava a rendere più espliciti gli accadimenti riscontrati nella società e le successive attività di regolarizzazione adottate per porre rimedio alle irregolarità. Il secondo chiedeva invece di specificare con maggiore chiarezza le somme effettivamente recuperate rispetto all’ammanco complessivo e di dare conto dell’adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal decreto legislativo 231/2001.
Rossini ha sottolineato come le modifiche proposte non avessero una finalità meramente formale, ma rispondessero all’esigenza di rappresentare in maniera più precisa quanto accaduto nella società e gli interventi successivamente adottati.
“Gli emendamenti ribadiscono un dato di realtà”, ha affermato la vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, contestando la lettura secondo cui le misure di controllo introdotte nel 2025 rappresenterebbero semplicemente un miglioramento organizzativo. Secondo Rossini, tali interventi devono essere letti alla luce delle criticità riscontrate e delle precedenti carenze nei sistemi di controllo.
La consigliera ha inoltre chiesto di approfondire gli esiti dell’attività dell’organismo di vigilanza, ribadendo la necessità di garantire trasparenza nella gestione delle partecipate e tutela delle risorse pubbliche.
Entrambi gli emendamenti di Fratelli d’Italia sono stati respinti con il voto contrario di Pd, Avs, Pri-Azione-Sl, Spazio democratico e Movimento 5 Stelle. A favore si sono invece espressi FdI, Lega Modena, Pluralia, Modena in ascolto e Modena per Modena.
Nel dibattito sono intervenuti anche gli esponenti della maggioranza. Stefano Manicardi del Partito democratico ha difeso il ruolo delle società partecipate, considerate strumenti fondamentali per garantire servizi alla collettività, soprattutto in una fase caratterizzata dalla riduzione dei finanziamenti agli enti locali. Pur riconoscendo le difficoltà attraversate da alcune società, ha sostenuto che il gruppo abbia lavorato per migliorare la gestione e rispettare gli obiettivi, giudicando gli emendamenti di FdI prevalentemente tecnici e privi di effetti sostanziali.
Martino Abrate di Avs ha invece evidenziato la consistenza del patrimonio consolidato e il livello contenuto dell’indebitamento, sottolineando come la maggior parte delle partecipate abbia mantenuto condizioni di equilibrio. Ha inoltre richiamato l’importanza di valorizzare il ruolo di Acer nell’emergenza abitativa, di aMo nella mobilità elettrica e delle farmacie comunali nella loro funzione sociale.
Sulla stessa linea Giovanni Silingardi del Movimento 5 Stelle, che ha invitato a concentrare la valutazione sui dati complessivi del Bilancio, richiamando la solidità patrimoniale e finanziaria del gruppo.
Il documento approvato comprende dieci soggetti, tra cui aMo, Asp Ghirlandina, CambiaMo, Emilia-Romagna Teatro Fondazione, Acer Modena, Farmacie comunali, Fondazione Cresci@Mo, Lepida, Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile e ForModena. La delibera include anche la verifica finale sulle partecipate per il 2025 e il monitoraggio infrannuale del 2026, con particolare attenzione agli equilibri economici e finanziari delle società.
Nella replica conclusiva, l’assessore Molinari ha difeso l’impostazione del Bilancio, spiegando che alcune spese ricorrenti sono fisiologiche e che l’utilizzo del fondo rischi rientra nelle ordinarie misure di prudenza contabile. Sulla situazione di Seta ha riconosciuto la presenza di criticità, esprimendo comunque fiducia nella possibilità di contenere le perdite entro la fine dell’anno. Ha inoltre richiamato le novità contabili previste per CambiaMo entro il 2030 e confermato l’attenzione dell’Amministrazione alla tutela delle risorse pubbliche.
Al termine della discussione, il Bilancio consolidato 2025 è stato approvato con i voti favorevoli della maggioranza, composta da Pd, Avs, Pri-Azione-Sl, Spazio democratico e M5s. Contrari Fratelli d’Italia, Lega Modena, Pluralia, Modena in ascolto e Modena per Modena.
Resta così aperto il confronto sulla gestione economica delle società partecipate e sull’efficacia dei sistemi di controllo, temi sui quali Fratelli d’Italia ha chiesto maggiore chiarezza, soprattutto alla luce delle vicende che hanno interessato aMo e delle difficoltà economiche di alcune realtà del gruppo comunale.

