La consigliera regionale modenese: “L’Emilia-Romagna ha avviato una mappatura: ora serve un intervento strutturale nazionale. Garantire temperature sostenibili significa tutelare il diritto allo studio degli studenti e quello di docenti e personale ATA a lavorare in condizioni adeguate”
“Questa torrida estate potrebbe essere la più fresca dei prossimi anni: se questa frase sarebbe potuta sembrare una provocazione soltanto qualche anno fa, ora si annuncia come una realtà che sarebbe semplicemente irresponsabile non tenere in considerazione. Non importa quanta paura ci faccia riconoscerlo, perché mettere la testa sotto la sabbia sarà soltanto peggio: le temperature aumentano, e le nostre scuole non sono state progettate per affrontare mesi di caldo sempre più lunghi e intensi. Possiamo continuare a far finta che si tratti di un’emergenza occasionale, oppure cominciare finalmente a prepararci a ciò che ci aspetta”: a intervenire è Ludovica Carla Ferrari, consigliera modenese del Partito Democratico in Regione Emilia-Romagna, che chiede al Governo di predisporre un piano nazionale specifico per adeguare le scuole italiane alle nuove condizioni climatiche.
“Siamo in enorme ritardo: secondo gli open data del Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2024/2025, risultano dotati di un impianto di condizionamento o ventilazione appena 4.457 edifici scolastici su circa 60.030 censiti: il 7,4% del totale. E il dato, peraltro, indica la presenza di un impianto nell’edificio, senza garantire che tutte le aule siano effettivamente climatizzate. Un’elaborazione più restrittiva sui dati ministeriali individua invece 2.835 edifici con condizionatori su 39.351 per i quali è disponibile l’informazione: il 7,2%. In altre parole, oltre nove edifici scolastici italiani su dieci non risultano climatizzati.”
“Non stiamo più parlando soltanto delle ultime settimane di scuola a giugno, perché tutti possiamo constatare come l’autunno meteorologico stenti ad arrivare, e anche settembre ci sta mostrando quanto il problema si stia estendendo ben oltre i tradizionali mesi estivi. A inizio mese in diverse zone dell’Emilia-Romagna, anche tra Modena e Bologna, le temperature hanno raggiunto i 34-36 gradi e, nonostante brevi flessioni e qualche passaggio nuvoloso, continuiamo a registrare anomalie termiche rispetto alle medie storiche. Significa che studenti, insegnanti e personale possono trovarsi a trascorrere molte ore in edifici che, semplicemente, non sono attrezzati per queste condizioni.”
Per Ferrari non si può liquidare la questione come un problema di comfort: “Stiamo parlando di diritto allo studio e a un lavoro sostenibile. Non possiamo pretendere attenzione, concentrazione e qualità della didattica da ragazze e ragazzi costretti per ore in aule con temperature eccessive. Allo stesso modo dobbiamo tutelare insegnanti, collaboratori scolastici e tutto il personale ATA, che in quegli edifici trascorrono la propria giornata lavorativa.”
Da qui la richiesta al Governo di mettere in campo un piano nazionale per l’adattamento climatico degli edifici scolastici, che parta da una ricognizione puntuale della situazione e individui priorità, risorse e tempi certi per gli interventi: non soltanto installazione di climatizzatori, ma anche efficientamento energetico, schermature solari, sistemi di ventilazione, isolamento e tutte le soluzioni necessarie a rendere gli edifici più adatti alle temperature che caratterizzeranno i prossimi decenni.
“L’Emilia-Romagna ha già cominciato a muoversi nella direzione giusta, avviando una mappatura della situazione per capire dove e come intervenire. È il metodo che chiediamo di adottare anche a livello nazionale: prima conoscere puntualmente lo stato degli edifici, poi programmare gli interventi e mettere a disposizione risorse adeguate. Non possiamo lasciare tutto sulle spalle di Comuni e Province, che sono proprietari di gran parte del patrimonio scolastico ma non possono sostenere da soli un investimento di queste dimensioni.”
“Abbiamo davanti un anno – conclude la consigliere regionale –: usiamolo. Non possiamo aspettare la prossima ondata di caldo per scoprire ancora una volta che le scuole sono impreparate, e soprattutto non possiamo aspettare che passi, perché negli anni a venire non andrà meglio.
Il cambiamento climatico ci impone di ripensare anche gli edifici in cui studiamo e lavoriamo. Il Governo apra subito un confronto con Regioni ed enti locali: a settembre del prossimo anno dovremo poter dire di avere fatto passi avanti concreti. Il tempo per cominciare è adesso. Anzi: era ieri”.

