C’è qualcosa di curioso nel comunicato con cui la consigliera regionale del Pd Ludovica Carla Ferrari chiede al Governo un piano nazionale per affrontare il caldo nelle scuole. Non tanto nel problema, che esiste ed è serio, quanto nella rapidità con cui una criticità emersa nelle scuole emiliano-romagnole riesce a trasformarsi in una responsabilità da trasferire a Roma.
Solo pochi giorni fa, infatti, lo stesso tema era arrivato in Assemblea legislativa con un’interpellanza dei consiglieri di Fratelli d’Italia Annalisa Arletti e Ferdinando Pulitanò, presentata dopo le temperature elevate registrate nei nidi e nelle scuole dell’infanzia modenesi. L’atto chiedeva alla Regione di verificare la presenza di sistemi di climatizzazione e raffrescamento e di passare dalle soluzioni emergenziali a un coordinamento strutturale.
Il punto sollevato da Arletti era piuttosto semplice: l’emergenza aveva mostrato come i singoli Comuni si fossero trovati a intervenire con soluzioni tampone e come servissero, anche a livello regionale, programmazione e indicazioni più organiche. La stessa Regione ha del resto avviato una ricognizione degli edifici scolastici, i cui dati aggiornati sono attesi per il 30 settembre.
La parte più singolare del dibattito è arrivata però dalla risposta dell’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti, che ha indicato come obiettivo quello di trasformare le scuole in veri e propri «rifugi climatici», sostenendo la necessità di interventi strutturali.
Un’immagine certamente suggestiva. Peccato che, nel corso del confronto, Arletti abbia fatto notare come il paragone con strutture pubbliche capaci di proteggere dal caldo rischi di essere meno rassicurante del previsto, richiamando i casi segnalati durante l’estate in alcune strutture sanitarie modenesi, dove pazienti e familiari hanno denunciato temperature elevate e, in alcune circostanze, la necessità di procurarsi autonomamente dei ventilatori.
La battuta della consigliera FdI è stata inevitabile: prima di immaginare nuovi “rifugi climatici”, forse sarebbe opportuno verificare come funzionano quelli che dovrebbero già esserlo. Alla replica è seguito un eloquente silenzio dell’Aula.
Ora, a distanza di pochi giorni, arriva Ferrari a spiegare che bisogna muoversi perché «il tempo per cominciare è adesso. Anzi: era ieri». Su quest’ultimo punto è difficile contestarla: era effettivamente ieri, quando in Assemblea regionale l’opposizione chiedeva di affrontare esattamente lo stesso problema.
Che servano investimenti nazionali è un tema legittimo e la stessa Regione ha formalmente chiesto al Ministero di considerare l’adattamento climatico nella prossima programmazione dell’edilizia scolastica.
Ma prima di trasformare ogni emergenza locale nell’ennesimo appello al Governo, qualche domanda su cosa potesse essere programmato prima anche in Emilia-Romagna sarebbe altrettanto legittima.
Perché il caldo nelle aule non conosce maggioranze e opposizioni. E, soprattutto, non aspetta che Bologna e Roma abbiano finito di stabilire a chi spetti comprare il ventilatore.

