3 Nov 2026, Mar

Sanremo (Imperia) – Una serata sanremese sciapa a livello di notizie, quella di ieri. E così che fa la sala stampa? Si inventa polemiche. In conferenza c’è chi sottolinea una scarsa presenza di donne tra i Big in gara a Sanremo. “Evidentemente è un momento discografico in cui la produzione maschile è maggiore di quella femminile”, risponde Carlo Conti. “Io scelgo le canzoni, indipendentemente da chi le canta”, sottolinea poi il direttore artistico. La selezione dei brani “è un bouquet che devi completare, in base ai fiori che trovi. Io speravo che tante donne si presentassero, purtroppo non lo hanno fatto. Mi assumo la responsabilità delle scelte in base alle canzoni che sono state presentate”, ribadisce.

Insomma a Carlo Conti non vanno giù le quote rosa. E fa bene, anche solo per non insinuare il dubbio che una donna possa calcare il palco dell’Ariston in quanto donna e non in quanto preparata ed emozionante. Che poi sarebbe anche un dubbio fondato. E non perché le donne non siano brave, ma perché se in un determinato momento storico le candidature per entrare nel cast dei Big arrivano più da uomini che da donne il fatto che al festival partecipino più uomini che donne è solo una conseguenza naturale.

La direzione artistica di una manifestazione come il Festival non è un laboratorio di ingegneria sociale, ma un filtro qualitativo che opera su ciò che riceve.

Discorso, quello di Conti, che si può tranquillamente declinare a qualsiasi ambito, politica compresa, e che rappresenta una logica per cui il talento passa in secondo piano rispetto al genere a cui si appartiene. Insomma, un’assurdità.

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