Per un italiano non è certo una sorpresa, entrando in un palazzo qualunque del centro storico della propria città, ritrovarsi immerso in racconti di storia, potere e arte. Specialmente per un modenese conscio del valore storico e artistico della nostra Modena, è davvero facile essere catapultati in un viaggio fra secoli di ducato, giochi di potere e diplomazia raccontati dall’arte che decora i palazzi della città.
L’esempio lampante di questo tesoro culturale sono le Sale storiche di Modena, ed in particolare quelle che la visita di sabato 2 maggio “Illusioni e telai alla moda dei francesi: trame e orditi a rappresentare la pace” ha permesso di approfondire, all’interno del Palazzo Comunale in Piazza Grande. La visita, iniziata dall’ingresso in piazza, ha percorso la scalinata “degli sposi” per portare il pubblico nella sala su cui si è concentrata di più la guida, la sala degli Arazzi, che gli ospiti hanno raggiunto passando per il camerino dei confirmati.
Questa anticamera alle Sale storiche ospita la celebre Secchia Rapita, l’oggetto simbolo della vittoria degli appena 7.800 modenesi contro 32.500 uomini di Bologna nella battaglia di Zappolino, nel settembre del 1325. Si tratta della Secchia originale, trasferita in Comune a seguito dei numerosi furti di vendicativi studenti bolognesi, consumati nella stanza della Ghirlandina (torre del Duomo, accanto al Municipio) che la ospitava, ove ora si trova una copia. E’ seguito uno sguardo alla splendida Stanza del Fuoco, ambiente in pieno stile rinascimentale decorato dagli affreschi del XVI secolo di Nicolò dell’Abate, che raffigurò scene dell’assedio di Modena, a ricordare le origini romane della città, su consiglio dell’intellettuale umanista Lodovico Castelvetro.
Dopo un passaggio obbligato per la sala del vecchio consiglio si è giunti alla sala degli Arazzi, il vero fulcro di questa visita. Il visitatore, all’interno di questa sala non può che chiedersi: sono tele o sono arazzi? L’ambiente infatti, originariamente adibito a studio del Sindaco poi ad archivio, è sì chiamato “Sala degli Arazzi”, ma si tratta in realtà di tele dipinte che simulano degli arazzi (ben più preziosi) realizzate da Girolamo Vannulli con una tecnica a tempera magistrale diffusa nella Francia del Settecento.
I finti drappi evocano tre momenti della Pace di Costanza concessa da Federico Barbarossa ai Comuni della Lega Lombarda, evento fondamentale per la conquista dell’autonomia da parte della città. In particolare si possono ammirare queste scene: la Preparazione al trattato di pace, Il podestà riceve l’omaggio dei rappresentanti dei Comuni e infine L’Imperatore Barbarossa firma la Pace di Costanza con i rappresentanti dei Comuni.
Sono contemporanei alle tele del Vannulli gli arredi della stanza, come la scrivania multipla tipica del ‘700.
Nelle opere trasuda lo stile francese, assolutamente in voga all’epoca. D’altronde, nel Settecento le creazioni parigine come i Gobelins rappresentavano l’apice del prestigio e il Comune di Modena scelse di evocarne lo sfarzo attraverso l’illusione pittorica davvero realistica del Vannulli.
Grazie a un tratteggio meticoloso che imita l’intreccio della trama e all’uso della tempera per restituire l’opacità dei filati, l’artista riuscì a trasformare semplici tele in paramenti che all’occhio appaiono reali. Una scelta decorativa di questo tipo permise alla città di celebrare la propria storia con un linguaggio visivo internazionale e solenne, offrendo ancora oggi ai visitatori il fascino di un’opera che sembra uscita da un telaio reale ma che è in realtà frutto di un sapiente inganno dell’occhio che pochi altri artisti sono riusciti a produrre nel nostro territorio.
Orditi reali sono invece custoditi alle Gallerie estensi, nel Palazzo dei Musei, ma fanno parte di tutt’altro contesto, cioè della collezione secolare e privata dei duchi Estensi. All’uscita dalla visita non possiamo fare altro che apprezzare ancora una volta Modena, una realtà urbana che si dimostra non solo ricca di opere d’arte del più alto livello fini a se stesse, ma di una storia di illusioni, stratagemmi e decorazioni che riflettono la tanto intricata quanto prestigiosa storia della seconda Capitale estense, ormai riconosciuta unanimemente tra le protagoniste della millenaria e appassionante storia d’Italia.


