«Oggi abbiamo discusso un bilancio a cui manca il coraggio di pensare una città in grado di attrarre investimenti importanti, frutto di una visione che, anche attraverso il coinvolgimento di fondi privati, potrebbe portare Modena a un livello superiore».
A parlare è Luca Negrini, capogruppo di Fratelli d’Italia.
«Ancora una volta – prosegue Negrini – il campus universitario resta una suggestione e con esso il parcheggio in San Giovanni del Cantone, un’infrastruttura che avrebbe potuto dare nuova linfa agli esercizi commerciali e alle attività del centro, andando incontro a chi quotidianamente rinuncia a frequentarlo proprio per le difficoltà nel reperire parcheggi. Si continua a preferire l’ideologia all’internazionalizzazione della nostra città, sia nella gestione degli studenti sia nei servizi offerti a cittadini e turisti. Modena resta così priva di un parcheggio realmente funzionale a servizio del centro storico, una carenza che impatta in modo pesante sulla vitalità e sull’attrattività».
«Sul tema della sicurezza – aggiunge il capogruppo – i documenti presentati e gli interventi annunciati, dalle nuove assunzioni per la Polizia Locale all’acquisto di mezzi, guanti antitaglio, vestiario e giubbotti antiproiettile, certificano ciò che sosteniamo da sempre: il Corpo cittadino della Polizia Locale si è retto per anni quasi esclusivamente sulla professionalità degli agenti. Donne e uomini che hanno lavorato senza la certezza di strumentazioni adeguate, mezzi sicuri e una reale visione strategica sul loro impiego per garantire sicurezza sul territorio. La bocciatura della sperimentazione del taser ne è un’ulteriore conferma, oltre a rappresentare una presa di posizione politica che continua a mettere a rischio gli agenti che ogni giorno operano in città».
«Oggi in Aula abbiamo assistito all’ennesima operazione di propaganda contro il Governo, senza che sia stata spesa una sola parola sui fondi bloccati da anni da stanziamenti ripetuti e ideologici, che immobilizzano risorse ingenti. Risorse che potrebbero e dovrebbero essere liberate e redistribuite per rispondere alle esigenze concrete della città, come i servizi e la manutenzione ordinaria, sempre più carente in una Modena difficile da attraversare e sempre più sporca. Prima di parlare di presunti tagli, sarebbe necessario fare un’analisi reale dei fondi bloccati e comprendere quanti di questi potrebbero essere destinati ad altro. Ma sappiamo bene che questo non accadrà: è molto più semplice scaricare le responsabilità su Roma, con buona pace della realtà dei fatti. Una realtà che resta lontana dalla narrazione della maggioranza cittadina, che, in perfetta continuità con lo stile nazionale della sinistra, preferisce puntare il dito contro il Governo senza mai fare un serio esame di coscienza», prosegue Negrini.
Dello stesso avviso il Vice Capogruppo di Fratelli d’Italia, Elisa Rossini.
«Il bilancio di previsione 2026 – dichiara Rossini – è un bilancio di resistenza passiva, un bilancio fermo e tutto rivolto a rimediare gli errori del passato, silenziosamente, per non disturbare troppo la maggioranza a trazione Pd e mantenere un equilibrio di rapporti già rivelatosi particolarmente difficile. Un primo passaggio è l’approvazione del bilancio di previsione entro il 31 dicembre che dalla maggioranza è stato enfatizzato come fosse un regalo alla cittadinanza; in realtà è la legge che lo prevede, altrimenti si va in esercizio provvisorio, scelta che ha conseguenze non favorevoli per il bilancio e la possibilità di investire. Nella consiliatura precedente l’esercizio provvisorio era l’abitudine, un’abitudine che ci auguriamo venga definitivamente superata per il bene della città».
«Il dato che subito salta agli occhi – sottolinea Rossini – sono le entrate tributarie derivanti dall’addizionale comunale all’Irpef che passano dai 19 milioni del 2020 – anno del primo aumento, seguito dal secondo, deliberato nel 2020, per la fascia di reddito dai 15 mila euro ai 28 mila euro – ai 29 milioni del consuntivo 2024. Il Sindaco ha promesso che avrebbe dato conto della destinazione delle risorse derivanti dall’aumento dell’addizionale. È venuto il momento di mantenere questa promessa. La nostra forza politica ritiene, conti alla mano, che Modena possa reggere una riduzione dell’addizionale all’Irpef procedendo ad una virtuosa revisione delle spese correnti e delle obbligazioni verso terzi con l’obiettivo di un riordino e razionalizzazione. Aspettiamo che il Sindaco ci dimostri il contrario».
«Altro dato da evidenziare – commenta il vicecapogruppo – è il pesante Fondo crediti di dubbia esigibilità, un accantonamento previsto in crescita e che ha alla base il trascinarsi inerte da parte delle amministrazioni dello stesso colore politico che si sono succedute nella nostra città di situazioni che rendono il bilancio dell’ente ingessato. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità è previsto in crescita passando da 18 milioni nel 2025 a una previsione per il 2026 in aumento pari a 20 milioni. Una previsione che indica una sostanziale incapacità di miglioramento della riscossione da parte dell’ente. Per questo abbiamo presentato una mozione per richiedere la formale attivazione di un progetto triennale diretto a migliorare la capacità di riscossione dell’ente e previsto nella legge finanziaria dello Stato 2026 per permettere di svincolare somme da utilizzare per le esigenze degli enti locali».
«Il bilancio di previsione vede poi un autofinanziamento di 1.800.000,00 euro sulle ex Fonderie Riunite. Un intervento che tra fondi PNRR, fondi regionali e quote di autofinanziamento ha visto impegnate risorse per oltre 20 milioni di euro per un progetto inesistente. Una vera e propria emorragia di denaro pubblico senza che sia possibile comprendere quali saranno i contenuti. Anche su questo il bilancio punta a tamponare errori del passato senza la possibilità di una salutare autocritica che andrebbe a toccare equilibri tra maggioranza e giunta che più volte già in questo primo anno di consiliatura hanno scricchiolato. Saltano agli occhi, negli investimenti, i 490 mila euro stanziati per l’adeguamento delle micro aree rom e sinti a bilancio nel 2026 quando durante l’iter di approvazione del nuovo regolamento nei mesi scorsi abbiamo appreso che i nuclei familiari presenti nelle microaree sono stanziali da anni; per quanto riguarda la nostra forza politica non vi è ragione per procedere all’adeguamento con un investimento tanto consistente ma piuttosto va valutata la chiusura delle aree», conclude Rossini.

