23 Ott 2026, Ven

Lapam: “L’aumento dei tassi BCE rischia di frenare investimenti e crescita delle piccole imprese”

«La decisione della BCE di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base arriva in una fase in cui il sistema produttivo sta ancora scontando gli effetti della stretta monetaria avviata nel 2022 e rischia di compromettere la ripresa degli investimenti, in particolare quelli destinati alla transizione digitale e ambientale». È quanto sostiene Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato, che segnala il progressivo aumento del costo del credito. Come emerge da un report dell’associazione a livello nazionale, ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in crescita rispetto al 3,49% di marzo e superiore di 202 punti base rispetto a giugno 2022, prima dell’avvio della politica di rialzo dei tassi da parte della BCE per contrastare l’inflazione.

«Le tensioni – sottolinea ancora Mazzini – risultano particolarmente pesanti per le piccole imprese. Per i finanziamenti fino a 125mila euro il costo del credito è infatti superiore di 160 punti base rispetto alla media, accentuando le difficoltà di accesso alle risorse finanziarie necessarie per sostenere investimenti e sviluppo. L’aumento degli oneri finanziari continua, inoltre, a incidere sulla domanda di credito. Sempre secondo i dati di Confartigianato Nazionale, a marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese registrano una diminuzione del 4,3% su base annua, confermando la stessa contrazione rilevata a fine 2025. Nello stesso periodo, i finanziamenti alle imprese medio-grandi crescono invece del 3,4%, evidenziando un divario sempre più marcato tra le diverse dimensioni aziendali. La nuova stretta monetaria interviene proprio mentre emergono segnali di ripresa degli investimenti produttivi. Nel primo trimestre del 2026 gli investimenti in macchinari a livello nazionale sono aumentati del 2,3% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% su base annua, in accelerazione rispetto al +3,1% registrato nell’ultimo trimestre del 2025. Le piccole imprese italiane stanno affrontando una fase particolarmente complessa. Da un lato sono chiamate a investire per innovare processi e prodotti, migliorare l’efficienza energetica e rafforzare la competitività, dall’altro devono fare i conti con condizioni di accesso al credito sempre più onerose. È necessario evitare che gli obiettivi di contenimento dell’inflazione producano effetti restrittivi sull’economia reale e sulla crescita del Paese».

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