Affermare che esiste anche una violenza perpetrata dalle donne anche nei confronti degli uomini dovrebbe essere qualcosa di banale, da non suscitare nemmeno scalpore. È ovvio: ci sono molti uomini violenti, ma non tutti i violenti sono uomini. Eppure qualcuno, ovviamente a sinistra, ha qualcosa da ridire. È il caso del convegno “La violenza non ha genere. Profili giuridici e psicologici dell’aggressività femminile” che si terrà a Modena il 21 settembre. Al convegno parteciperanno diversi “tecnici”, vale a dire avvocati, psicoanalisti e altri professionisti che hanno studi e titoli alle spalle. Tuttavia, appena è stata notata la circolazione della locandina dell’evento sui social si è scatenato il putiferio.
Tra i primi ad intervenire c’è stato il sindaco Massimo Mezzetti assieme all’assessore Alessandra Camporota. «Leggere che “La violenza non ha genere” pensando, ed è purtroppo solo uno degli ultimi fatti accaduti, al femminicidio di Lorena Isceri, ha il sapore di una provocazione», scrivono in un comunicato stampa Mezzetti e Camporota. Da notare, peraltro, che l’incontro avverrà in una sala comunale, sala Pucci, e che quindi per tale evento era stata chiesta dagli organizzatori proprio al comune l’autorizzazione a utilizzare tale spazio. L’autorizzazione era stata concessa senza particolari problemi, ma sindaco e assessore proseguono parlando di «grumi patriarcali che ancora caratterizzano la nostra società». L’evento ancora non si è tenuto, ma l’occhio degli amministratori locali è balzato proprio sul titolo dal quale hanno potuto constatare un’impostazione «radicalmente lontana» dalla loro. E così, una semplice frase che rappresenta un dato di fatto diviene «un messaggio fuorviante che rovescia la situazione» che attacca le donne e che fugge «dai nodi veri della riflessione sulla violenza».
Scagliata la prima pietra inizia una sassaiola a mezzo stampa con Massimo Paradisi, segretario Pd Federazione di Modena, Patrizia Belloi, portavoce Conferenza Donne Democratiche di Modena, Giorgia Baroli e Giorgio Bolognesi, portavoci Avs, Massimo Bonora, coordinatore provinciale Movimento 5 Stelle, Stefania Cargioli, segretaria provinciale Azione, Graziella Giovannini, segretaria provinciale PSI, Rosario Maragò, coordinatore provinciale Emilia Romagna Civica – Progetto Civico Italia, Franco Maria Tonelli, presidente provinciale Italia Viva, Aurora Ferrari, segreteria provinciale CGIL, Rosamaria Papaleo, segretaria provinciale CISL, Roberto Rinaldi, segretario provinciale UIL, che si scagliano «per dire no al negazionismo della violenza sulle donne». Senza che nessuno abbia mai negato la violenza sulle donne. Ma il polverone si alza con i parlamentari modenesi del Partito Democratico Stefano Vaccari, Enza Rando e Maria Cecilia Guerra che si dicono essere molto preoccupati per una possibile «impostazione che rischi di rovesciare i termini della questione e, soprattutto, di delegittimare gli strumenti costruiti in questi anni per prevenire e contrastare la violenza, proteggere le vittime e accompagnare le donne che trovano la forza di denunciare».
Sui social arriva la replica di Marina De Rose, moderatrice dell’incontro e referente dell’area psico-criminologia di Anthea Group che organizza l’evento. «Sono 10 anni che studio la fenomenologia della violenza nelle relazioni inter-personali e dunque anche quella femminile, che si esprime in varie forme (di cui quella psicologica è senz’altro predominante) e oggi mi chiedo a chi giovi (cui prodest?) fare finta che non costituisca un problema sociale e politico, o addirittura negare che esista. Ma davvero è così difficile capire, ammettere, accettare, che la violenza non ha sesso nè genere? Ne vogliamo cominciare a parlare in modo serio e costruttivo?»

