28 Ott 2026, Mer

Export modenese, lieve calo nel primo semestre 2026: tengono le piccole imprese, soffre la moda

L’export manifatturiero della provincia di Modena vale 17,9 miliardi di euro, ma nei primi sei mesi del 2026 registra una lieve flessione dello 0,7%. Dopo un 2025 caratterizzato da una sostanziale tenuta, l’anno si è aperto con un calo del 4,6% nel primo trimestre, seguito da una ripresa del 3% nel secondo, non sufficiente però a riportare il bilancio semestrale in positivo. È quanto emerge dall’indagine dell’ufficio studi di Lapam Confartigianato, che fotografa un andamento differenziato tra i principali comparti produttivi del territorio.

A trainare le esportazioni modenesi resta la meccanica, che rappresenta il 58,3% dell’export manifatturiero provinciale, per un valore complessivo di 10,4 miliardi di euro. Di questi, 6 miliardi provengono dal settore degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, che nel primo semestre 2026 registra una flessione dello 0,6%, mentre 4 miliardi sono riconducibili ai macchinari, in calo del 2,8%.

Un ruolo importante è svolto anche dai settori caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese, come alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo e biomedicale. Si tratta di realtà che, attraverso il lavoro nelle filiere produttive, contribuiscono alla qualità e alla competitività del Made in Italy. In Emilia-Romagna, un terzo delle micro e piccole imprese manifatturiere esporta direttamente o indirettamente i propri prodotti sui mercati internazionali.

A Modena, le esportazioni dei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese valgono complessivamente 3,5 miliardi di euro e mostrano un andamento migliore rispetto al resto del manifatturiero. Nei primi sei mesi del 2026 crescono infatti dell’1,4%, in controtendenza rispetto al calo generale dello 0,7%. A sostenere il risultato è soprattutto l’alimentare, che registra un incremento del 5,4%. Prosegue invece la crisi della moda, le cui esportazioni si sono dimezzate rispetto al 2021 e segnano un’ulteriore contrazione del 9,6% rispetto al primo semestre 2025.

Guardando ai mercati di destinazione, il 52,2% delle merci modenesi viene esportato verso Paesi extra-UE, un’area che nei primi sei mesi dell’anno registra una diminuzione dell’1,1%. Il restante 47,8% è diretto verso i Paesi dell’Unione Europea, dove la flessione risulta più contenuta, pari allo 0,4%.

Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di destinazione dei manufatti modenesi, assorbendo circa un terzo delle esportazioni dirette fuori dall’Unione Europea. Nei primi sei mesi del 2026, tuttavia, le vendite verso il mercato americano diminuiscono del 3,2%, mentre quelle destinate agli altri Paesi extra-UE rimangono sostanzialmente stabili, con un calo dello 0,1%.

Particolare attenzione viene riservata all’andamento dei mercati di riferimento per i settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese. La Germania rappresenta il primo partner commerciale, con il 14,5% delle esportazioni, seguita dalla Francia con il 13,9% e dagli Stati Uniti con il 10,8%.

Nel primo semestre 2026, le esportazioni di questi comparti verso la Germania crescono dell’1,1%, un risultato comunque inferiore al +8,2% registrato nel 2025 e che conferma un progressivo rallentamento iniziato nell’ultimo trimestre del 2024. Particolarmente difficile la situazione della moda, che sul mercato tedesco subisce una contrazione del 28,3%.

Migliore l’andamento della Francia, dove l’export cresce del 12,7%, pur rallentando rispetto al +20,3% del 2025. Più critica, invece, la situazione degli Stati Uniti, dove le esportazioni dei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese sono in diminuzione dall’inizio del 2025. Nei tre trimestri precedenti all’introduzione dei dazi il calo era stato del 3,3%, mentre nei tre trimestri successivi, dal quarto trimestre 2025 al secondo trimestre 2026, la flessione si è accentuata fino all’8%.

«Ci troviamo di fronte a un momento congiunturale delicato, in cui la storicità e la forza del nostro manifatturiero devono fare i conti con una fase di assestamento nei mercati esteri tradizionali e con marcate disparità tra i diversi comparti produttivi – afferma Daniele Mazzini, presidente di Lapam Confartigianato –. Per tutelare la competitività del nostro tessuto industriale e impedire che la dipendenza dai mercati storici limiti il nostro potenziale, è indispensabile che il Governo metta in campo misure concrete di sostegno e incentivo all’export».

Secondo Mazzini, è necessario accompagnare le imprese anche nella ricerca di nuovi sbocchi commerciali: «Parallelamente all’azione governativa, le nostre aziende devono essere affiancate in un’azione decisa di diversificazione geografica, superando la forte concentrazione verso gli Stati Uniti e l’area dell’Unione Europea. Le nostre imprese possiedono il know-how e la qualità per vincere sui mercati globali, ma occorrono una regia istituzionale forte e strumenti adeguati per accompagnarle verso queste nuove frontiere».

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