15 Ott 2026, Gio

El Koudri, richiesta perizia psichiatrica. L’avvocato: “Pensava di morire”

“Quel giorno pensavo di morire. Non volevo fare del male a nessuno”. Sono le parole che Salim El Koudri avrebbe riferito al suo avvocato, Fausto Giannelli, durante i primi colloqui nel carcere dove il 31enne si trova in isolamento dalla sera di sabato 16 maggio, dopo aver investito e accoltellato diverse persone nel centro storico di Modena.

Oggi è prevista la convalida del fermo per strage e lesioni aggravate. Intanto restano gravissime le conseguenze dell’attacco: otto i feriti complessivi, quattro dei quali ancora ricoverati in Rianimazione. Una donna ha subito l’amputazione di entrambe le gambe.

Secondo quanto riferito dal legale, El Koudri apparirebbe in uno stato di forte confusione mentale. “Non sembra lucido, è apatico in certi momenti e sorpreso quando realizza ciò che è accaduto”, ha spiegato Giannelli, annunciando la richiesta di una visita medica e di una perizia psichiatrica, ritenuta “la cosa più urgente”.

Il 31enne, cittadino italiano dal 2009 e residente a Ravarino con la famiglia di origine marocchina, era stato seguito dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia tra il 2022 e il 2024. Un percorso terapeutico avviato autonomamente, senza che i familiari ne fossero a conoscenza, e poi interrotto. Secondo l’avvocato, il giovane soffriva di manie persecutorie e viveva con crescente ossessione il tema del lavoro.

Dopo il percorso scolastico, El Koudri aveva svolto diversi impieghi tra magazzino, spedizioni e ufficio, senza però riuscire a trovare una stabilità professionale. Una frustrazione che, col tempo, sarebbe diventata centrale nella sua vita.

Tra gli elementi ora al vaglio degli investigatori ci sono anche alcune email inviate nel 2021 all’Università di Modena e Reggio Emilia, in cui chiedeva con toni sempre più aggressivi di essere aiutato a trovare lavoro. In uno dei messaggi comparivano anche insulti a sfondo religioso. L’episodio venne segnalato all’epoca alle forze dell’ordine.

Al momento, tuttavia, gli inquirenti non ritengono emergano collegamenti con ambienti estremisti o organizzazioni radicali. La procura ha disposto accertamenti approfonditi sui dispositivi elettronici sequestrati: telefoni, computer, hard disk, chiavette usb e tablet. Tra il materiale trovato anche appunti in arabo, documenti sulle criptovalute e farmaci.

Nel frattempo, la famiglia del 31enne resta chiusa nel dolore. “Sono sconvolti e pienamente consapevoli della gravità di quanto accaduto”, ha spiegato ancora l’avvocato Giannelli. Padre, madre e sorella hanno chiesto soprattutto notizie delle persone ferite. “Mi hanno parlato prima delle vittime che del figlio”, ha raccontato il legale, aggiungendo che i familiari stanno pregando per la salute dei ricoverati.

Negli ultimi mesi, secondo quanto emerso, i parenti avevano notato un progressivo isolamento del giovane: sempre più chiuso in se stesso, ossessionato da computer e cellulare, spesso intento a parlare da solo. Segnali di un peggioramento che la famiglia non era riuscita a interpretare fino in fondo.

In carcere El Koudri avrebbe chiesto alcuni libri, tra cui una Bibbia, la possibilità di fumare e di incontrare un sacerdote. Elementi che si aggiungono a un quadro ancora pieno di interrogativi, mentre le indagini proseguono per chiarire cosa abbia portato il 31enne a trasformare il centro di Modena in uno scenario di violenza e terrore.

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