“L’Italia va distrutta”. Questa è solo una delle frasi che Salim El Koudri avrebbe pronunciato poche ore prima dell’attentato avvenuto a Modena il 16 maggio in dei video shock. A darne notizia oggi è Fausto Biloslavo su il Giornale. Nei filmati El Koudri non parlerebbe in italiano, ma in inglese rivolgendosi a un “brother” non ancora individuato.
A stretto giro arriva una nota stampa di Michele Barcaiuolo, senatore di Fratelli d’Italia e coordinatore del partito a livello regionale.
“Le notizie che stanno emergendo dalle indagini sull’attentato di Modena impongono attenzione, serietà e dovrebbero suggerire qualche riflessione soprattutto a chi, già all’indomani dei fatti, sembrava avere individuato una spiegazione definitiva. Secondo quanto riportato oggi dalla stampa, nelle 48 ore precedenti all’attacco, Salim El Koudri avrebbe registrato quattro monologhi, in uno dei quali affermava che “l’Italia va distrutta”, mentre sul suo telefono sarebbero stati trovati filmati relativi ad attentati jihadisti compiuti lanciando veicoli contro la folla. Emergerebbero inoltre riferimenti all’Islam e a modalità di azione ricondotte alla cosiddetta tattica dei “mille tagli”. Elementi sui quali spetta esclusivamente agli investigatori fare piena luce, ma che rendono ancora più incomprensibile la fretta con cui una parte della sinistra aveva sostanzialmente ricondotto l’attentato al gesto di una persona con problemi psichiatrici”, dichiara Michele Barcaiuolo.
“Il punto politico – prosegue Barcaiuolo – è proprio il metodo. Mentre le indagini erano appena cominciate, chi chiedeva semplicemente di non escludere alcuna pista veniva accusato di sciacallaggio e strumentalizzazione. Il tutto mentre il sindaco di Modena Massimo Mezzetti parlava di un uomo affetto da “gravi disturbi psichici” e indicava nel disagio psichico la matrice prevalente dell’episodio; il presidente della Regione Michele de Pascale interveniva richiamando soprattutto il tema della salute mentale; dalla segreteria nazionale del Partito Democratico arrivavano accuse di strumentalizzazione nei confronti di chi sollevava interrogativi sulla natura dell’attacco. È un atteggiamento che conosciamo bene: davanti a fatti che pongono questioni scomode, una certa sinistra sembra talvolta più preoccupata di delimitare immediatamente il perimetro del dibattito che di attendere ciò che le indagini potranno accertare”.
“Oggi – aggiunge il senatore – il quadro sul quale stanno lavorando gli inquirenti appare certamente più complesso. I problemi psichiatrici di El Koudri sono un elemento della vicenda e saranno gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria a stabilirne la rilevanza, ma non possono essere utilizzati per liquidare o ignorare tutti gli altri elementi che stanno emergendo. Se un uomo, poco prima di lanciarsi con un’automobile contro la folla, registra messaggi di odio contro l’Italia e sul suo telefono vengono rinvenuti filmati di attentati jihadisti realizzati utilizzando veicoli, esistono interrogativi enormi ai quali è doveroso cercare risposta. Così come andranno approfonditi il suo percorso personale, il periodo trascorso tra Germania e Londra e l’eventuale esistenza di contatti o processi di radicalizzazione. Non significa anticipare le conclusioni degli investigatori: significa esattamente il contrario, ovvero lasciare che siano i fatti a stabilire la verità senza decidere prima quale sia politicamente più conveniente”.
“Monica Esposito ha perso la vita, altre persone hanno subito conseguenze devastanti e un’intera comunità ha il diritto di conoscere fino in fondo cosa abbia portato El Koudri a compiere un gesto di questa ferocia. Per questo colpisce ancora di più la sicurezza con cui, nelle ore successive all’attentato, alcuni esponenti della sinistra distribuivano accuse di sciacallaggio mentre offrivano contemporaneamente una propria interpretazione parziale dei fatti. Proprio le novità che stanno emergendo dovrebbero insegnare che, davanti ad atti di questa gravità, la prudenza non può essere invocata soltanto quando serve a favorire una narrazione politica”, conclude Barcaiuolo.

