23 Ott 2026, Ven

Commento al Vangelo di Domenica 14 giugno 2026

Mt 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e gettate a terra, come pecore senza pastore, Allora disse ai suoi discepoli: La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe perché getti fuori operai nella sua messe! Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Nei capitoli precedenti del Vangelo di Matteo si parla del battesimo di Gesù, delle tentazioni, poi troviamo il discorso sulla montagna dove ci ha indicato che dobbiamo vivere da figli e da fratelli e i dieci miracoli che ha compiuto. Il Vangelo di oggi ci riguarda ancora più direttamente perché ci spiega come dobbiamo comportarci per essere suoi discepoli, che come abbiamo visto nel commento di ieri deve avvenire nella nostra vita quotidiana. La nostra missione personale è, riconoscendoci figli, andare verso i fratelli. Questa è la nostra identità. Il nostro nome, quello con cui ci chiamano gli altri possiamo definirlo la nostra vocazione. Il mio nome di figlio è la mia missione perché realizzo la mia identità nella relazione col fratello, il mio modo unico e irripetibile di essere figlio nella mia esistenza, nella mia vita. Che sia operaio o impiegato, artigiano o giornalista, agricoltore o dirigente divento figlio e realizzo la mia vocazione, quindi il mio nome, entrando in relazione positiva con i fratelli che mi circondano. Realizzarsi significa mettersi in cammino, Gesù è sempre in cammino, l’uomo anche, per realizzare e sempre più conoscere il senso della propria vita. L’ immobilismo, la calcificazione, la chiusura e il ripiegamento su noi stessi impediscono questa realizzazione. Quando il Vangelo fa riferimento alla guarigione, al sanare, al risorgere, a cacciare i demoni non è tanto una questione strettamente fisica ma di liberazione da tutti quegli impedimenti interiori che non ci consentono una vita piena permettendoci di superare la nostra stanchezza esistenziale, perché mal indirizzata, così da poterci alzare e non essere più lì …..gettati a terra. Lo Spirito Santo che è in ciascuno di noi e che ci è stato donato da Gesù è fedele guida e compagno del nostro cammino quotidiano. Non siamo mai soli. “Sarò con voi fino alla fine del mondo”.

Salmo 87,14

“Ma io a te, Signore, grido aiuto e al mattino giunge a te la mia preghiera”

Buon Cammino.

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