È terminato il Memoria Festival a Mirandola ed è terminato con l’incontro “Racconti dai teatri di guerra” con Fausto Biloslavo e Gianandrea Gaiani in dialogo con Enrico Bonzanini. Biloslavo, tra le firme più importanti del giornalismo italiano per quanto riguarda gli scenari bellici è inviato per prestigiosissime testate e lavora per “Il Giornale” e collabora con “Panorama” e Mediaset.
Biloslavo, quello della guerra è un tema che l’umanità ha sempre avuto. Già dai popoli antichi, sino al giorno d’oggi. Il domani è possibile immaginarlo senza guerra?
Magari, ma dovremmo essere degli dei, non degli uomini, perché gli uomini hanno il lato oscuro dentro di loro e la guerra è il lato oscuro dell’umanità. Purtroppo gli uomini spesso e volentieri si scannano. Questa è la verità. E bisogna raccontarlo questo lato oscuro dell’umanità e io da quarant’anni cerco di farlo. E finché riuscirò ancora a portare il giubbotto antiproiettile, l’elmetto e lo zaino continuerò a farlo. Nella speranza che serva a qualcosa, che serva a farci capire che siamo dannatamente fortunati a vivere in pace da 80 anni e che si può perdere questa fortuna in un attimo.
A proposito, c’è una guerra alla porta alle porte dell’Europa. Potrebbe essere utile un esercito unico europeo?
Se ne parla molto dell’esercito unico europeo, ma è un po’ una chimera. Magari, ma ci sono innumerevoli difficoltà. Faccio solo un esempio: gli americani e gli Stati Uniti che sono comunque e rimangono al momento la prima potenza militare mondiale hanno un carro armato. Noi ne abbiamo tre, quattro, cinque, cioè abbiamo troppi sistemi d’arma non c’è sinergia nell’industria della difesa. Prima bisognerebbe partire da questo e dopo si può pensare a un esercito europeo. Il problema dell’esercito europeo non è solo tecnico, ma è anche politico: finché l’Europa non passa dalla “e” minuscola alla “E” maiuscola sentendosi veramente una potenza, un continente che può fare la differenza, non ce la faremo mai. I popoli devono unirsi ancora di più e se poi c’è una volontà politica si può cominciare, ma appunto non ci si metterà un giorno e neanche un anno e neanche dieci. Ci vorrà di più a, per esempio, coordinare le politiche di difesa, quella degli armamenti, quella di un unico carro armato, un unico cannone, un munizionamento, un unico caccia, perché se no diventa un dispendio incredibile ed è impossibile creare un esercito comune.
Ha paura di Donald Trump, delle sue politiche?
Io penso che Trump fa il pazzo, ma non sia pazzo, però lo fa e fa dal suo punto di vista per i suoi interessi nazionali. Lo fa malamente perché con l’Iran evidentemente ha azzannato l’osso troppo duro per i suoi denti e tutto questo si riflette su di noi. Non si riflette solo sullo zio Sam, sugli Stati Uniti, su Israele, vedi lo stretto di Hormuz, ma non solo. Si riflette direttamente su di noi, quindi io temo, in questo senso, che Trump faccia quello che vuole, guarda solo a quelli che pensa siano i suoi interessi nazionali: vuole dividere il mondo in zone di influenza, come forse lo erano già un tempo, quindi anche accordandosi magari con Cina e Russia e non so se questo gli riuscirà fino in fondo. Ma, ripeto, fra questi vasi di ferro c’è il vaso di coccio, c’è l’Europa che siamo noi e non vorrei che finissimo stritolati.

