Roma – Alla Sala Livatino di Atreju 2025 è andato in scena un confronto sul presente e il futuro della televisione italiana. Protagonisti Carlo Conti, Mara Venier, Marco Liorni ed Ezio Greggio (in collegamento da Milano). Al centro del dibattito, il concetto di “nazional-popolare”, non più visto come un limite ma come l’essenza stessa del servizio pubblico.
Sanremo e il rito collettivo
Carlo Conti ha aperto l’incontro analizzando il fenomeno Sanremo, definendolo l’ultimo vero rito collettivo rimasto in Italia, paragonabile solo alle partite della Nazionale. “Il merito dell’intuizione è di Pippo Baudo, che lo ha trasformato in un evento totale”, ha spiegato Conti. Oggi il Festival è amplificato in gran parte dai social network, che permettono di commentare in tempo reale, mantenendo la televisione al centro del dibattito pubblico.
L’orgoglio popolare
Mara Venier ed Ezio Greggio hanno respinto qualsiasi snobismo verso la TV generalista. “Quando mi chiamano nazional-popolare ne vado fiera, vuol dire essere nel cuore della gente”, ha detto la Venier. Greggio ha ricordato i mesi del Covid, quando programmi come Striscia la Notizia e Domenica In andavano in onda in studi deserti per garantire compagnia e normalità agli italiani chiusi in casa.
Il freno del “Politicamente corretto”
Il dibattito si è fatto più critico sul tema della libertà creativa. Secondo Ezio Greggio, oggi si è perso il senso della leggerezza: “Ci prendiamo troppo sul serio. Un film come Amici Miei oggi durerebbe dieci minuti”. Anche Carlo Conti ha confermato le difficoltà, citando le restrizioni nei format internazionali come Tale e Quale Show, che impediscono certe caratterizzazioni (come il trucco per imitare cantanti di colore) anche quando prive di intenti offensivi.
Il ricordo di Frizzi
L’incontro si è chiuso con un momento personale dedicato a Fabrizio Frizzi. Conti ha descritto il rientro nello studio de L’Eredità dopo la morte dell’amico come il passo più difficile della sua carriera. Mara Venier ha inoltre aggiunto che quella perdita ha cambiato la sua prospettiva sulla vita, spingendola a dedicare più tempo agli affetti familiari rispetto al lavoro.

