“Stiamo seguendo da mesi la questione dell’ammanco quantificato in vari atti ufficiali dei Comuni soci nell’importo di 516 mila euro. I soci ed in particolare i soci che detengono le quote maggiori e quindi Comune di Modena e Provincia sono stati richiamati dalla Corte dei Conti nel giugno scorso ad espletare tutte le azioni dirette a ripristinare il patrimonio pubblico. Dobbiamo ricordare che il Consiglio Comunale è l’organo che nei comuni svolge attività di indirizzo e controllo. Ebbene: come consiglieri comunali troviamo continui ostacoli all’esercizio del nostro compito sia con riferimento alle risposte alle interrogazioni che vengono date ampiamente dopo i termini di legge e dopo vari solleciti, sia con riferimento alle risposte agli accessi agli atti che vengono immotivatamente negati oppure hanno esiti che destano forte preoccupazione con riferimento all’effettiva intenzione degli enti soci di ottemperare a quanto disposto dalla Corte dei Conti”. A intervenire sugli ammanchi della Fondazione e di Amo sono il consigliere regionale e comunale di Fratelli d’Italia Ferdinando Pulitanò e il consigliere provinciale e comunale Elisa Rossini che proseguono
“È il caso della risposta ad un accesso agli atti da noi presentato il 14 gennaio scorso per capire se fosse stata deliberata dall’assemblea dei soci l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. Nonostante il 23 dicembre in Consiglio provinciale sia giunta la notizia da parte di AMO del parere favorevole del legale incaricato sull’esercizio dell’azione di responsabilità e dell’inoltro, il 14 dicembre, di lettere di messa in mora nei confronti degli ex amministratori, dall’esito dell’accesso agli atti emerge che l’assemblea dei soci non ha mai deliberato l’azione di responsabilità (e ci si chiede quindi come sia stato possibile inoltrare le lettere di messa in mora). Ci è stato infatti fornito un unico verbale di assemblea dei soci del 1° dicembre in cui non risulta nessuna delibera in tal senso, l’amministratore attuale prende tempo e addirittura alcuni sindaci presenti, Mezzetti in testa, e Braglia come presidente della Provincia, non fanno una piega esprimendo anzi apprezzamento per l’attività svolta dall’amministratore e dal direttore. Noi ci chiediamo: come è possibile che sia stata inviata una messa in mora senza la delibera sull’azione di responsabilità? E come è possibile che dopo mesi la delibera non ci sia ancora? Ma soprattutto: per quale ragione i sindaci che fanno parte dell’assemblea dei soci per conto dei comuni che rappresentano, non pretendono che si deliberi e non pretendono chiarezza visto anche il provvedimento nei confronti di tali enti della Corte dei Conti? Tra l’altro questo modo di agire a nostro parere determina una responsabilità anche dell’attuale amministratore unico che andrebbe immediatamente rimosso. E ci domandiamo anche cosa ci stia a fare il collegio sindacale che giuridicamente potrebbe e dovrebbe avviare l’azione di responsabilità se non lo fa l’assemblea dei soci”, dichiarano.
“Questo comportamento in aMo è di particolare gravità per il fatto che Comune di Modena e Provincia sono soci e quindi hanno precise responsabilità giuridiche. Ricordiamo che si stanno gestendo soldi della collettività e ogni centesimo sparito va recuperato, attuando celermente tutte le azioni necessarie. Lo stesso dicasi per l’ammanco di entità decisamente più rilevante che si è avuto in Fondazione. Dobbiamo ricordare che se è vero che la Fondazione è un ente di diritto privato e quindi gli enti pubblici non sono soci, è anche vero che gli enti pubblici nominano i membri del consiglio di indirizzo e che l’articolo 10 del decreto legislativo 153/1999, emesso a seguito della privatizzazione della Cassa di Risparmio di Modena con il conferimento delle quote della stessa, prevede che la vigilanza sulle Fondazioni bancarie – che viene esercitata dall’Autorità di Vigilanza presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze – ha lo scopo di verificare la sana e prudente gestione delle fondazioni, la redditività dei patrimoni e l’effettiva tutela degli interessi contemplati negli statuti. Lo Statuto della Fondazione di Modena prevede che la Fondazione persegue esclusivamente scopi di utilità e solidarietà sociale e di promozione dello sviluppo economico, sociale, culturale, scientifico, umano, etico e civile e opera con tale scopo prevalentemente nel territorio della Provincia di Modena. Quindi se è giuridicamente corretto dire che la Fondazione è ente di diritto privato non si può invece sostenere che il suo patrimonio sia privato e che quindi della sua gestione la Fondazione non debba dare conto alla collettività. Per tale ragione stupisce che la Fondazione si stia trincerando dietro la forma giuridica per evitare di informare la città sui passaggi che si stanno facendo per verificare se vi sia stata in passato sana e prudente gestione e se di tale verifica è stata investita l’autorità preposta cioè l’Autorità di Vigilanza presso il Ministero dell’Economia”, concludono i due esponenti di Fratelli d’Italia.

