30 Ott 2026, Ven

Caso Fakir. Butelli (SIULP Modena) a Radio 5.9: “Si sta cavalcando odio sociale contro le Forze dell’Ordine”

Dopo la morte di Abderrahim Fakir – 43enne originario del Marocco, scomparso domenica a Bologna mentre veniva arrestato dalla Polizia di Stato, per cause ancora da chiarire – la città ha vissuto ore di vera e propria paura, con gravissimi episodi di guerriglia urbana,  vetrine distrutte, bombe carta, auto date alle fiamme e oltre 60 agenti feriti in servizio. Sul tema è intervenuto, intervistato dall’emittente emiliana Radio 5.9, Roberto Butelli, Segretario del Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori della Polizia (SIULP) di Modena: 

“Innanzitutto desideriamo esprimere cordoglio perché la morte di una persona è sempre un fatto tragico, qualunque siano le motivazioni, il cordoglio alla famiglia e ai familiari va sicuramente manifestato – commenta ai microfoni di Radio 5.9 Roberto Butelli – C’è poi dispiacere, delusione e molta preoccupazione nel vedere come, in pochi giorni, si siano organizzate delle manifestazioni di piazza quando ancora non era stato fatto un atto di accertamento da parte della Procura della Repubblica. Questo significa voler cavalcare a tutti i costi quello che è l’odio sociale nei confronti delle Forze dell’Ordine, in un contesto nel quale ogni motivazione diventa buona per attaccare e per giudicare il nostro operato in maniera negativa. Questo ci crea molta preoccupazione e costituisce un precedente molto grave. Nel passato, pensiamo agli anni ’70 e ’80, abbiamo visto a cosa hanno portato gli scontri di piazza e, sinceramente, non capiamo come si possa un giorno affermare che “non bisogna farsi giustizia da sé” e il giorno dopo sentire le stesse persone dire che non bisogna “chiamare e chiedere aiuto alla polizia“. C’è molta preoccupazione per questa situazione”.

Su quale sia il morale degli agenti che, ogni giorno, operano sul territorio Butelli è netto: “Lo stato d’animo è quello di chi sa che ogni singolo intervento, potrebbe sfociare in qualcosa di drammatico, dall’episodio di ubriachezza alla lite in famiglia, dal codice rosso al tentato furto, oppure a situazioni di semplice degrado che possono tramutarsi in fatti gravi o drammatici. Lo stato d’animo è quello di poliziotti che fanno il proprio lavoro con dedizione e passione, che continuano a fare il proprio dovere anche davanti a situazioni terribili, ma anche che sanno che, ogni singolo intervento, potrebbe causare problemi gravissimi. Anche quelli che parlano del cosiddetto “scudo penale” non sanno che, in realtà, i poliziotti saranno indagati lo stesso, dovranno pagarsi le spese legali, subiranno una gogna mediatica e avranno la carriera bloccata per anni, questo anche se alla fine saranno prosciolti da ogni accusa. Una storia che abbiamo già visto migliaia di volte. Anche i giovani che lavorano con la voglia e l’entusiasmo di andare in strada hanno il pensiero che, ogni singola azione posta in essere – non intervento, azione – potrebbe causare loro problemi grossissimi. Parliamo di persone che operano con uno stipendio molto basso, con attrezzature spesso non all’altezza degli eventi che si verificano quotidianamente e con una preparazione che non può essere quella del medico o del sanitario di professione. Questo messo insieme ad una parte dell’opinione pubblica che cavalca tutto ciò in maniera pretestuosa e provocatoria. Mi chiedo come i nostri colleghi riescano, con una tale mancanza di serenità, a fare i turni regolarmente, è davvero molto difficile”.

Infine, il punto su cosa occorra alle Forze dell’Ordine per operare con maggiore serenità: “Sicuramente le bodycam per tutti quelli che lavorano in strada, sia nelle volanti che nei servizi di  ordine pubblico, sarebbero uno strumento di grande aiuto. In Italia ogni volta che si introduce una dotazione di nuovi strumenti, come ad esempio lo spray al peperoncino, oppure il taser, occorrono tempi lunghissimi. Le bodycam registrano tutto quello che avviene, senza tagli, interruzioni o possibili mistificazioni. Sulla formazione non possiamo diventare sanitari e realizzare cartelle cliniche durante un intervento, chiaramente facciamo i corsi BLSD per aiutare chi si trovasse in fibrillazione o in arresto respiratorio, ma non siamo personale medico o paramedico. La stessa manovra utilizzata dai poliziotti di Bologna è una manovra che viene ripetuta centinaia di volte ogni settimana, perché gli arrestati tutti i giorni in Italia sono moltissimi, migliaia ogni anno, e non è che tutti i giorni muoia qualcuno. È una manovra sicura, che deve essere fatta in un certo modo, deve essere rapida, il più rapida possibile, ma non è una manovra che uccide impunemente le persone che vengono fermate e che, per sfizio del poliziotto, vengono ammanettate a terra. Questa manovra viene utilizzata quando il soggetto oppone resistenza. Dal punto di vista della normativa non è questo “scudo penale” ad aiutarci, come dicevo, le spese legali vanno pagate, si può essere sospesi dal servizio, la carriera subisce un arresto. È un discorso molto difficile e complicato. Non vogliamo l’impunità dei poliziotti, anzi deve sempre essere fatta chiarezza, ma è giusto che si rispettino i tempi processuali. Non è possibile che, dopo neanche un giorno, si aizzino le piazze, quando può accadere che neanche dopo un mese o un anno si siano concluse le indagini preliminari. O si cerca di velocizzare i processi, oppure non si va da nessuna parte. Ed è evidente come ci sia una parte politica che fomenta questa cosa. Noi vogliamo venga fatta chiarezza in fretta, esprimiamo solidarietà alla famiglia della persona deceduta ma non possiamo non essere solidali anche con i nostri colleghi che, in questo momento, si trovano in una situazione terribile”.

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