17 Set 2026, Gio

Meraviglie del Seicento riemergono generando “Consonanze”

Modena – L’uomo si distingue dagli altri esseri viventi perché implementa la Creazione. Attraverso la pittura gli esseri umani si rendono eterni da millenni. È una forma d’arte che, grazie alla sua impressionante durabilità e resistenza al tempo, ricordava il compianto Philippe Daverio, ha dimostrato come sia possibile per un artista vincere la morte nella tela. Spesso però non tutta la pittura resta fruibile universalmente, il più delle volte sommersa in depositi e accantonata, non certo perché di valore inferiore. Proprio dal fondale dei depositi emerge l’esposizione di “Consonanze”.

Il nome del progetto non è casuale: la nuova iniziativa del Museo Civico (Largo Porta Sant’Agostino 337) nasce con l’obiettivo di creare, attraverso il dialogo tra istituzioni pubbliche e private, occasioni di valorizzazione di opere sommerse. Preziose testimonianze del loro tempo che, come in un’armonia musicale, trovano nuove consonanze e riportano alla luce ciò che nei musei solitamente resta invisibile: opere di grande valore, immeritatamente custodite nei depositi.

Il primo dialogo, presentato il 23 gennaio e aperto al pubblico il 24, coinvolge la Galleria BPER e verte sulla figura di Elisabetta Sirani, pittrice bolognese di straordinario significato, che ha saputo emergere come poche per qualità e fama nel contesto di una pittura barocca dominata dalla compagine maschile.

Esposte nella sala del Museo Civico dedicata alla collezione del commercialista Sernicoli sono tre opere che dimostrano con chiarezza l’evoluzione stilistica della pittrice, che grazie a questi lavori di pittura d’arredamento si ritrovò presto sommersa da fama e commissioni prestigiose.

Accanto alla preziosissima Galatea (1664), capolavoro della collezione permanente del Museo, si trovano due opere prestate dalla Corporate Collection BPER: la Madonna che allatta il Bambino (1658) e il San Giovannino nel deserto (1660). Si tratta di due lavori di oggettiva minore qualità rispetto alla Galatea, con l’eccezione di alcuni tratti del San Giovannino, ove lo studio dello spazio risulta più articolato e di struttura complessa. Tuttavia il trittico che va definendosi fa emergere nitidamente la crescita dell’artista, che la porterà a una fama e a un’ammirazione inconsuete per una figura femminile dell’epoca: il suo nome arriverà per notorietà alla stregua della grandissima caravaggesca Artemisia Gentileschi, quantomeno nel panorama estense e bolognese.

In entrambi i soggetti devozionali, nella Madonna di atmosfera domestica e raccolta e nel San Giovannino ben immerso nella paesaggistica, emerge il classicismo di Guido Reni a chiare cifre, conseguenza dell’insegnamento del padre della Sirani, allievo proprio del Reni. Tale influenza è maggiormente riscontrabile svoltando un angolo della sala Sernicoli, dove brilla una magnifica Assunta del Guercino, la cui potenza dei colori e intensità scenografica, d’altronde, non mentono.

Nella Galatea emerge comunque la maturità dell’artista, che esplora per la prima volta il soggetto mitologico, donando un movimento e un colore accompagnati a una costruzione della scena e dello sguardo di magistrale qualità barocca. Il restauro delle sale Sernicoli e Campori nel 2023 ha permesso di dare alle due esposizioni un carattere dinamico. Consonanze, difatti, continua nella sala Campori, dedicata alla preziosissima collezione del marchese aristocratico ed esteta Matteo Campori, fulcro della scena culturale e alto-borghese della Modena di inizio XX secolo.

Fanno parte dell’esposizione altre tre opere, anch’esse riemerse dai depositi ed esposte nella sezione “Focus on dai depositi” della sala. Si tratta di due ritratti di dama riconducibili alla cerchia di Cesare Gennari, che testimoniano la diffusione della ritrattistica celebrativa nell’Emilia a cavallo tra Sei e Settecento.

Sono due importanti testimonianze della moda del tempo, figlia delle tendenze francesi e manifesti dell’abbandono dei più austeri gusti spagnoli, all’epoca in via di sparizione. Ad accompagnare lo studio della moda d’epoca sono forniti allo spettatore alcuni pezzi della collezione Gandini del Museo Civico, che arricchiscono l’allestimento insieme ad alcune stampe antiche, definendo un valido spaccato delle tendenze e dei gusti dell’epoca.

I riallestimenti sono stati curati da Lucia Peruzzi e Cristina Stefani, che ricordano il “preciso obiettivo di Consonanze di mettere in dialogo le istituzioni culturali attraverso prestiti di opere a lungo termine”. Tale intento si accompagna alle dichiarazioni di Valentina Galloni, neo direttrice del Museo: “Il valore è quello di far dialogare opere visibili e opere invisibili, anche creando rimandi e consonanze – per l’appunto – tra arti diverse, come tra i pezzi di abbigliamento della collezione Gandini e le opere pittoriche recuperate dai depositi”.

Quanto alle iniziative, il Museo propone infine appuntamenti intorno alla figura di Elisabetta Sirani e alla moda del Seicento, tramite incontri con esperti come Roberta Orsi Landini (7 marzo), studiosa del costume a lungo impegnata nella cura delle esposizioni di Palazzo Pitti, Massimo Pulini, autore del volume Il diario di Elisabetta Sirani, o l’arpista e cantante Teodora Tommasi (22 marzo alle 17:00), che proporrà un repertorio di canti e musiche composte da donne del Seicento.

Figura quindi un Museo dinamico e vivo, che non cessa di rivelare tesori nascosti anche attraverso iniziative interessanti tra arte, musica e nuove narrazioni.

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