La soglia del 30% di alunni stranieri per classe, tornata al centro del dibattito dopo le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, deve fare i conti con una situazione particolarmente complessa nella provincia di Modena. Nell’anno scolastico 2024/25, infatti, quasi una classe su quattro delle scuole statali modenesi risultava già in deroga al limite. Nelle scuole primarie, inoltre, più di tre plessi su dieci superavano la percentuale indicata. I dati emergono da un’elaborazione della Cisl Scuola basata sugli open data del Ministero dell’Istruzione.
Nell’anno scolastico 2024/25 erano 980, su un totale di 4.245, le sezioni e le classi delle scuole statali modenesi in deroga alla soglia del 30%. Si tratta del 23,1% del totale, con un aumento di 47 unità rispetto all’anno precedente. La situazione cambia sensibilmente a seconda dell’ordine scolastico: nelle scuole dell’infanzia la quota delle deroghe raggiunge il 40,1%, mentre nelle primarie si attesta al 30,9%, alle medie al 24% e alle superiori all’11,5%. Considerando gli studenti dalla scuola primaria alle superiori, nell’intera provincia erano iscritti 82.632 ragazzi, dei quali 16.371 con cittadinanza non italiana, pari al 19,8%. La percentuale raggiungeva il 25,22% nelle primarie, il 22,09% nelle medie e il 14,38% nelle scuole superiori.
Tra le 135 scuole primarie statali della provincia di Modena, 42 superavano la quota del 30% di alunni con cittadinanza non italiana, pari al 31,1% del totale. Di queste, 24 andavano oltre il 40%, otto oltrepassavano il 50% e quattro superavano il 60%. Il dato più elevato si registrava alla Giovanni Pascoli di Modena, con 99 alunni stranieri su 141, pari al 70,2%. Seguivano la Jacopo Barozzi di Vignola, con 149 studenti su 224, il 66,5%, la Carlo Collodi di Modena, con 113 su 170, sempre il 66,5%, e la Giotto-Area Crotti di Carpi, con 102 su 167, pari al 61,1%. Oltre la metà degli alunni con cittadinanza non italiana anche alla Collodi di Sassuolo, con il 59,6%, alla C. Costa-Cittadella di Modena, con il 56,8%, alla Don B. Ferrari di Pievepelago, con il 53,8%, e alla Mazzini di Vignola, con il 52,4%.
Anche osservando i singoli territori emerge una concentrazione significativa. Nel capoluogo superano il 30% dieci scuole primarie su 27, a Carpi cinque su 14 e a Sassuolo quattro su dieci. Particolarmente significativo il dato di Vignola, dove sono oltre la soglia tre primarie su quattro e gli studenti con cittadinanza non italiana sono complessivamente 512 su 1.253, pari al 40,9%. La situazione riguarda anche le scuole secondarie di primo grado: in provincia sono 11 i plessi, su 63 complessivi, che superano il 30%. Le differenze tra le singole scuole sono però molto ampie. Alla Parco Ducale di Sassuolo gli alunni stranieri sono 107 su 257, pari al 41,6%, mentre alla Kennedy di Montefiorino la percentuale scende al 2,7%, con un solo alunno su 37. Per quanto riguarda le cittadinanze maggiormente rappresentate nelle scuole di Modena e provincia, al primo posto si trova quella marocchina, con 4.849 studenti, seguita da quella albanese con 2.354, tunisina con 1.855, romena con 1.841 e ghanese con 1.416.
Secondo Carmelo Randazzo, segretario generale della Cisl Scuola Emilia Centrale, fissare una percentuale rischia però di non essere sufficiente per affrontare il problema. Per rispettare il limite potrebbe infatti essere necessario intervenire sulle iscrizioni e sui bacini scolastici, senza avere necessariamente a disposizione un numero sufficiente di classi sotto la soglia nelle quali redistribuire gli studenti. Randazzo evidenzia inoltre come il dato relativo alla cittadinanza non corrisponda automaticamente a una difficoltà linguistica. Nelle statistiche vengono infatti conteggiati allo stesso modo sia gli studenti appena arrivati in Italia sia i bambini nati e cresciuti nel Paese, che frequentano da anni la scuola italiana e possono avere una piena padronanza della lingua.
Per la Cisl Scuola sarebbe quindi necessario conoscere più nel dettaglio il numero dei nuovi arrivati, individuare chi necessita dell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua e destinare le risorse nei territori e negli istituti dove sono maggiormente necessarie. Tra gli strumenti indicati dal sindacato figurano mediatori culturali, un rapporto più strutturato con le famiglie e modalità programmate per gli inserimenti degli studenti. Secondo Randazzo, queste necessità vengono oggi spesso gestite direttamente dagli insegnanti, che in alcuni casi si sono trovati a utilizzare anche strumenti di traduzione automatica per comunicare con gli alunni inseriti durante l’anno scolastico.
Per il segretario della Cisl Scuola Emilia Centrale, dunque, le concentrazioni di studenti stranieri sono un fenomeno reale, ma non possono essere affrontate semplicemente trasferendo percentuali da un istituto all’altro. A incidere sul futuro della scuola sarà anche la denatalità, destinata a modificare ulteriormente la composizione delle nuove generazioni. La richiesta del sindacato è quindi quella di mettere gli istituti nelle condizioni di affrontare una realtà sempre più articolata, fornendo risorse e strumenti adeguati all’inclusione. Un processo che, secondo Randazzo, bambini e ragazzi stanno già vivendo quotidianamente nelle classi, condividendo con maggiore naturalezza banchi, origini e culture differenti.

